L'Isola del carcere
Ho visitato la tua anima, stanotte,
in un sogno...
E' stato come arrivare
in un vecchio carcere abbandonato
su di un isola mediterranea.
Macerie del tempo dai soffitti scrostati,
lunghi corridoi fatiscenti, bui,
come nervi secchi, esangui,
che più non trasmettono impulsi
a vecchie porte tue mai più aperte...
Solo il rumore dei miei passi
a rianimare grida d'agonie strozzate
dentro gole inaridite
Sugli ammuffiti muri delle tue stanze
l'agitarsi di vecchi fantasmi
fan chiarezza sui padroni dei tuoi sogni...
L'anima tua... labirinto di dolore infinito,
...violenze consumate
all'ombra di sorrisi famigliari
ferite gocciolanti,
pelle tua mai più appartenuta,
...l'anima tua protesa,
anelante uno squarcio di luce...
ma buio, solo buio...
di una nera e lunga notte.
Ed in questa notte,
nel vecchio carcere della tua anima,
su di un isola mediterranea,
vorrei accompagnarti,
tenendoti per mano,
esorcizzando un antico dolore...
lesione della tua giovane coscienza,
lavarlo con acqua sorgiva,
per poterlo curare,
per poterlo... capire
©
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Commenti (1)
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Donatella Piras30 settembre 2008
Piaciuti i primi quattro versi che da soli avrebbero potuto dire moltissimo.