Quando le stelle
Quando le stelle ancor erano esangui
e stentava la luce a farsi strada
nell'universo denso, già mormorava
un alito, un insetto ronzante pertinace
si dibatteva intrepido tra il piccolo
e l'enorme. Quando la nebbia
avvolse le coscienze e della chioma
della dea maligna restò solo una ciocca
nella mano di pietra che s'ostinava
a carezzarle il crine, si distinsero
armoniche più acute. Toni diversi
striduli e rombanti, tuoni in embrione
e lampi finalmente. La luce liberata
invase il campo. E l'acqua scaturì
dalla sorgente. Il ronzio si placò
per lasciar spazio al ciclico fragore
della novella furia. Sorse il vento.
E l'insetto cocciuto migrò altrove,
il suo frinire eterno si confuse
col canto delle stelle più lontane.
Quando le stelle ancor erano esangui
si dibatteva un cuore tra i titani
e scivolando assunse le sembianze
d'una inconsueta sintesi, più nuova,
che univa luce, vento, tuoni e fuoco:
Verbo, parole, verso.
E fu poesia.
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L'autore
Benito Ciarlo
Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat
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