Una nuova vanità
Beatrice Niccolai
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Ti scrivo sempre
dall'atrio delle disgrazie,
perché è lì che arriva,
come un foglio bianco,
un nuovo giorno.
Non pagine.
Giusto un foglio,
per non entrare nel panico
dell'esubero di tempo e spazio.
Con una mano raccolgo di me
fra la preziosità della polvere
- storia di anni e di un solo giorno -
un dente di ceramica viva
ancora macchiato di sangue.
Per sopravviverti
mi prendo a morsi la vita
aspettando che fiorisca
una nuova vanità
sull'assenza di orizzonti.
©
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L'autore
Beatrice Niccolai
Firenze, 1967 divento figlia, nel 1991, mamma. Autrice di 'sans papier - reato d'esistenza di una buona a nulla', 2006, Ennepilibri, Imperia. 2008, esce sempre per Ennepilibri, la raccolta 'gramigna' - presentazione 21 marzo 2008 a Roma in una casa accoglienza per ragazze vittime di violenze. Affermava
Commenti (1)
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Mirella Crapanzano4 ottobre 2008
C'è una volontà di superare la sofferenza, in questa poesia, che solo dopo la mutazione, aver strappato a morsi se stessi e la vita, allora si può ricominciare... chissà se con una nuova vanità o con una nuova illusione... bellissima e sentita

