Al giudice di pace
Siam partiti,
alla volta di Firenze
in una giornata
fredda e piovigginosa.
Dovevo andarci
per un'udienza
con un giudice di pace.
Richiesta:
sospensione di tre multe
per traffico limitato.
Si scese a Pisa
risalimmo su un treno
ed arrivammo a Firenze.
Una veloce e non economica colazione,
usciti dalla stazione
e cercammo l'ufficio.
Dopo una breve attesa entrammo.
C'era da combattere,
ma forse per paura di perdere,
o per non sentirsi troppo vigliacco,
l'avversario non ci degnò di uno sguardo
ed iniziò a scrivere:
forse era di prassi.
Masticò qualche parola incomprensibile
e poi disse che non c'era nulla da fare,
eravamo andati lì per niente
e quel niente ora erano 240 euro
che sommati alla spesa del treno e del pranzo
erano una bella sommetta.
Ci congedò dopo quelle 5 o 6 parole
ma di tutto questo una cosa mi infastidì
pienamente:
la sua mano.
Pelosa e carica di superiorità,
strinse la mia,
o meglio scivolò sulla mia,
in un'atto di noncuranza.
Uscimmo velocemente
per non guardare più quella mano
mangiammo e cercammo una libreria.
Una maestosa libreria con il settore poesia
raccolsi un libro e pensai che quel giorno,
avevo speso anche quei soldi,
ma con 8 euro,
avevo dato un senso alla giornata
e non ero venuto lì per stringere solo quella mano
fuggitiva e superiore
ma anzi per una raccolta di poesie
che sapeva sicuramente
più di quel
giudice di maleducazione.
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L'autore
Charlo
Commenti (3)
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Angela9 ottobre 2008
Vien quasi da dire non tutto il male vien per nuocere, avresti trovato altrove quel libro di poesie?
Frammento14 ottobre 2008
...sorrido... Quel libro... credo sia valso tutto lo schifo che hai visto... Bellissime parole...
M
Mariacarmela Ribecco11 gennaio 2009
Hai fatto bene a segnalarmela. E' stato bello immaginare leggendoti.


