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Riflessioni 9 ottobre 2008 · lettura 2 min · 1168 letture

Great Spirit

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Marcello Esposito 110 poesie pubblicate
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Non c' è pace nell'arsa vita giungla di saperi deliranti. Non c'è futuro nel cammino della vita accidentato dai pericoli delle caste e dei media. Fuggo da questa giungla d'arbusti arrugginiti, di società deliranti che voglion pensare, vogliono parlare per noi. Il pensatore è persona viva che motiva il suo crescere verso una curiosa ignoranza del mondo. Copiosamente ama i bambini, ascoltali parlare, nasconditi per non farti vedere: scoprirai un mondo che apre i confini della mente. Scivolare nei sogni senza abbandonare le radici che ti han fatto diventare uomo è lasciarsi prendere per mano da un bambino e farsi guidare in un mondo più umano. L'inquietudine, l'incertezza uccide la nostra esistenza. Il nostro rifugio è nel network: grandi menti che conviviano convogliando l'essenza dei loro Grandi Spiriti. Non lasciamoci sopraffarre dalle persone opulente, educhiamole a crescere, a motivare la loro anima per vivere il mondo con occhi nuovi, con un cuore libero da pensieri malvagi. Asserviamo la religione, non servi di strumenti di poteri costruiti da uomini malvagi. Inquieto, sognatore negli infiniti spazi cammina svestendosi dai panni umani: di lui rimane l'Essenza del Poeta che segue la Luce delle sue Emozioni, che impara dallo Spirito della sua anima ad essere uomo migliore. Sarà un'anima che vestirà l'abito di un uomo nuovo per un mondo nuovo. Un sogno... un luogo: Learning Dream.
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Tratta dal mio libro "Radici e Sogno" Cicorivolta Edizioni

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L'autore
Marcello Esposito

Nato a Brescia, cresciuto tra la Franciacorta e la Brianza, sotto i cieli lombardi ha lottato con le prime tensioni amorose. Affascinato dalla Capitale, ne sente la mancanza senza aver il coraggio di lasciare la terra bresciana. Impiegato presso la pubblica amministrazione è sempre stato ancorato alla poesia come "sal

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Commenti (1)

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Michele Tropiano12 giugno 2012

Noto in questo componimento un cambiamento continuo di soggetto e tempo verbale: si parte dal un "fuggo", passando per gli imperativi "ama" "ascoltali" "nasconditi", per poi ritrovare un "non lasciamoci" e per finire con un'indefinita terza persona del poeta "inquieto" e "sognatore". Ecco, quello che voglio dire è che l'autore stesso sembra preso da "L'inquietudine l'incertezza" che "uccide la nostra esistenza"; sembra che l'autore stesso, dunque, rimanga prigioniero della giungla contemporanea da cui dichiara di invece fuggire, incapace di intraprendere una reale fuga che probabilmente lo priverebbe di punti di riferimento. Naturalmente è solo una mia lettura, in chiave psicologica, forse forzata, forse totalmente priva di senso.