In rima (io, l'uomo, la stella)
Emanuele Saccardo Figlio Di Cl
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Un tempo un uomo a me si avvicinò
stupito lo guardai, lui mi fissò.
Senza sapere ad un tratto mi chiesi
perché i miei palmi fossero duri e tesi;
mai lo avevo visto e tutto sembrò strano
l'istinto fu di tendergli la mano.
Anch'io lo fissai, quindi risposi:
"vuoi sapere come questi palmi furon corrosi?
Troppo tempo passato toccando rovi di spine,
travaglio senza meta né fine,
credetti fossero cespugli in fiore
m'illusi di non saper provar dolore.
L'uomo rimase per un attimo allibito
guardò il mio volto, puntandomi contro il dito:
"Come può esser il tuo viso sorridente
se tanto, il corpo, appare sofferente?"
Alzai la testa al cielo
sugli occhi, ora, un lucente velo.
"Vuoi sapere perché la mia faccia è così bella?
Ebbene, lungo il cammino incontrai la stella;
ogni giorno la rincorro e talvolta l'accarezzo,
credi uomo, la sua bellezza non possiede prezzo.
In un istante le ferite stavano svanendo
ed egli andando, sussurrò piano:
"E' la stella che di te si cura, non ti starai innamorando?"
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L'autore
Emanuele Saccardo Figlio Di Cl
Marcel Proust ha detto: "L'unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi ma nell'avere occhi nuovi". Ecco, ciò che ho di fronte allo sguardo è uguale a ieri, ma non è più come ieri; spero di non dimenticarlo mai più.
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