Anch'io non ho statura e non distinguo
I
Nel bagliore del lampo s'intravedono
come libri in parata alberi morti
su scaffali di nuvole.
II
Resti in catene, triste, nel mio cranio
imprigionato accanto alle memorie
che regalano i sogni e le paure,
eredità di colpe protostoriche.
III
E come statua resti fisso all'iride.
IV
Si placa l'uragano sullo scalpo dei glicini.
V
Sempre ho saputo quanto fosse inutile
cercarti nel tepore delle ceneri
e quanto necessario immaginarti
in grandine bugiarda e nella furia
che leva al ramo antico i suoi bei grappoli.
VI
L'acqua ha distrutto gli argini ed esonda
sulla necessità di voler credere.
VII
Anch'io non ho statura e non distinguo
nella folla dei panni le tue vesti.
VIII
L'ultimo sicomoro fu combusto
dalla ignavia del fulmine.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
B
Tutte le opere →
L'autore
Benito Ciarlo
Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
M
Marian30 ottobre 2008
La tristezza che aleggia in questi versi, bellissimi per costruzione e scelta del lessico, pervade il lettore e lo fa partecipe della sofferenza scaturita dal dissolversi di un amore. La natura partecipa, in simbiosi con l'anima dell'autore, al grigiore dello sfumare di un segno di vita.