A Paul Rusesabagina
Quant' è facile morire colonnello
quant'è facile sparire
annientati,
quant'è facile.
Quant'è difficile battersi colonnello
quando si è abbandonati
soli come noi,
quant'è difficile.
"La dove cresce il riso
c'è un'altra pozza di sangue.
La dove mettevo i miei passi
c'è ora tanta paura.
Ma dove devo andare
nessuno mi insegna
Seguo il mio istinto,
qual è la mia vera etichetta
lo so ma non lo voglio sapere."
Dove ogni bimbo
é alla catena
ed ogni macete
squarcia.
Quando altri corpi
saranno pestati
ed altre donne violentate
con i cani che abbaiano
gli altri a festeggiare.
Voi eravate circa 3. 000
ed ora siete solo, 300
voi eravate circa 3. 000
ed ora solo 300.
"Quando ho preso il posto di guida
di un paese perduto
di un paese scordato,
ho raccolto le mie lacrime in una mano
e ve l'ho lanciate in faccia.
Ora spero che quelle lacrime
vi facciano dolore
come hanno dato dolore a me."
I venti là,
incurveranno gli alberi fino a terra,
i venti là,
piegheranno gli alberi ed i corpi
e noi ci spezzeremmo di dolore
sotto il peso
di quel silenzio di piombo
che c'è stato.
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L'autore
Charlo
Commenti (4)
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Mirella Crapanzano4 novembre 2008
Una chiusa toccante e molto bella in questa poesia, dedicata a un uomo che ha salvato migliaia di persone dalla morte... migliaia di persone, che muoiono oltre che con le armi, di indifferenza, quella del mondo!
Frammento4 novembre 2008
...non ho parole adeguate per commentare questa tua... Davanti al dolore e all'orrore rimango piuttosto zitta... Molto bella...
D
Diego Bevilacqua4 novembre 2008
Commenti sarebbero vani, perché mostri una verità cruda... Bellissima poesia Charlo...
B
Benito Ciarlo4 novembre 2008
Ha l'impianto e il ritmo d'un canto africano. Ruandese. Un omaggio molto poetico all'uomo che riconoscendo la poesia della vita a qualsiasi latitudine si prodigò per conservare quella di una moltitudine di uomini destinata a perderla nel modo più barbaro. Toccante.


