Quella parte di mio padre che è in me
Avrei voluto un abbraccio,
ma mi sono seduto in esterno
per cercare un po’ di sereno
oltre la follia del tuo veleno:
mi faceva male l’altalena
della tua quotidiana scena,
la dolcezza e la durezza,
io in un angolo a capirti
tu sempre pronto a tradirmi...
...Le tue parole,
come spari di pistole,
rimarginavo le ferite e sorridevo sempre
nell’amara solitudine dell’incontro con la gente,
quante volte avrei voluto scappare,
chiudere gli occhi
e un’altra vita immaginare,
ma rimanere era la mia battaglia
e fabbricare forza
la mia specialità per vivere...
...Eppure lo so,
che la tua musica di sottofondo
è dolce, lo so,
ti penso spesso come
un fiore dentro un vaso
che non riesce mai a sbocciare...
...Ora ti chiamo e ti vedo solo ogni tanto,
perché non sopporto più l’incerto,
non voglio più la cruenza dei tuoi discorsi,
mi piacerebbe curare la tua sofferenza
e dirti che se hai sbagliato non importa
amiamoci così,
senza farci male,
e per questi tuoi ultimi versi
vorrei donarti la grande semplicità
di essere normale...
©
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Commenti (2)
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Gabriella Cantoni8 novembre 2008
Credo di capire l'attinenza col tema del mese. Qui si parla di identificazione proiettiva con il padre; nonostante il volersi separare, una parte di madre e una parte di padre siamo noi! Bella!
Rosy Marchettini10 novembre 2008
Bellissima questa poesia Quanto amore e quanto dolore in questi versi sgorgati sin dall'infanzia dell'autore/autrice... quanta sofferenza in quegli anni in cui si cercava una carezza, un sorriso, un'aprovazione... ed invece... Piaciuta immensamente e condivisa in pieno!
