D'ali di cera e cieli a sipario

Avevo un paio
d'ali un giorno
per raggiungerti
in volo, ali di
cera e tu bruciavi
più del sole. E
il verde cielo
d'estate e la
fragranza delle
rose schiuse,
annusavo svenuta
tra le tue braccia
sguainate l'odore
della pioggia e
della notte nuda
tra prati di stelle
alpine e stelle di
galassie remote e
papaveri lividi e
primule colleriche,
nell'incavo tuo del
braccio ripiegato.
Appena mosso il
grido la sembianza
disattesa, svelandosi
nel tuo completo io
di gatto e come un
topo, spaventata,
rincorsi la tua vita.
Cieli di fili verdi
e liquide geometrie
sulla mia pelle come
smeraldo, di gelosie,
che diverranno cicatrici,
purpuree, saline, passate.
E solo il volo resta
di queste ali terse,
l'ellisse immaginaria
che ti volge attorno
le mie parole, nuove,
le suppliche più antiche,
l'anima mia impubere e
la mia etica di donna.
E tu come sipario calato
sulla vita a ricordarmi
l'attimo di gloria che
segue ad ogni fine,
l'applauso e mani giunte
a tratti, e le mie ali
per una volta ancora
aperte a disegnare le
tue teorie di stella e
il mio tettonico destino.
©
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L'autore
Francesca Difonzo neve
Nata, neonata, non nata, non importa dove, nè quando. La vita è un cerchio e noi lo camminiamo. Fine? inizio. La poesia è un’istantanea che racconta, con la voce diretta delle cose quando le guardi. E' quello che direbbero le fotografie, se avessero parole. Alchimia perfetta di parole che si corrispondon
Commenti (1)
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H
Hermes13 novembre 2008
L'ho letta diverse volte; la tua poesia è un vortice di immagini e di colore; colori e stati d'animo che si susseguono; i tuoi versi non conoscono pausa, eppure rispondono a costruzioni e regole ben precise; se dovessi paragonarla ad uno stile musicale mi verrebbe in mente il Jazz: libertà e creatività senza violare le regole dell'armonia.