Discorsi di neve

E le ali vibreranno,
stanche e sfibrate,
silenziosa caduta di
ghiaccio, sui soffi.
Una farfalla,
sarò una farfalla,
muta, cieca, smarrita.
E tu rincorrimi,
insegnami i cieli di
inverno, velati di nebbia.
Con te nell'assenzio,
nella pioggia, nel balenio
di scintille fredde, agita,
tuona, perseguita e tutto
diventa soltanto il contorno
di bianche parole di neve.
Reinvento il linguaggio dei corpi.
E le mie ali, le mie,
imparano i fiocchi a memoria,
le dita ci scorrono e fluida
la lingua, li impasta, poesia.
Una farfalla,
sarò una farfalla,
di carta, vermiglia, scema.
Tu tienimi il dito, tu guida.
E le mie ali, le mie, richiuse
a proteggerti il capo abbassato
dal volo pallido della mia musica.
©
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L'autore
Francesca Difonzo neve
Nata, neonata, non nata, non importa dove, nè quando. La vita è un cerchio e noi lo camminiamo. Fine? inizio. La poesia è un’istantanea che racconta, con la voce diretta delle cose quando le guardi. E' quello che direbbero le fotografie, se avessero parole. Alchimia perfetta di parole che si corrispondon
Commenti (3)
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Antonio Biancolillo16 novembre 2008
Tu, Tu tienimi il dito e dimmi dove andare, guidami dove desidero... E' stupenda...
Carla M Casula5 ottobre 2009
Gradevole il ritmo, efficacissime le metafore. Interessantissima lettura. Molto apprezzata!
Pierfrancesco Roberti15 novembre 2010
Bellissima poesia, metafore efficacissime, complimenti!


