Er perdono

Si sapessivo la gioia ch'ho provato
mentre ch'er sonno me zompava addosso!
Tutto p'er fatto che me so 'nzognato
d'esse a 'n passo dar cijio de quer fosso
indove quanno cadi sei spacciato:
e stavo pe cadè, "me rompo l'osso
der collo certamente" ho imagginato.
E 'nvece gnente. Pe' quanto sono grosso
m'ha ritirato su 'na mano forte.
La barba bianca, l'occhi de cobbalto.
"Che', siete Dio? "Già, te ne sei accorto?"
"M'avete o no sarvàto da la Morte?
Si nun m'areggevate. con quer salto..."
"Fijio" m'ha detto, "e che', ciò avuto torto?"
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L'autore
Benito Ciarlo
Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat
Commenti (1)
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mp47pasquino7 dicembre 2008
Poesia di spiritualità e riflessione, quanti salti al buio che nemmeno abbiamo avuto sentore di precipitare ed invece un'eterea mano ci ha tolto dai guai. A me piace il romanesco lingua e dialetto molto figurativo a volte con una intensità espressiva da lasciare sbalorditi, come in questa poesia con dovizia e particolarità espressiva. Letta con piacevole attenzione
