La tempesta
Il tramonto, macchiando di sangue i colli lontani,
Avanza. Il silenzio si stende sul mondo.
Il vento, ragazzo vivace, non muove le foglie e i rami,
Aspetta un ordine. L'indugio è furibondo.
Io scendo sul prato e vado la dove il sole abbraccia la terra.
Il mio passo è leggero; il cuore non teme.
Quello stato vibrante la mia mente afferra.
Pronta... La natura è immobile... Freme...
Solo un soffio... e il cielo scatena i suoi prigionieri.
Le nubi corvine, come un branco dei cani randagi,
Circondano. I loro musi a brandelli
Già fiutano la preda: "È qui..., nei paraggi".
La stella calante affretta la sua discesa,
Sperando di fuggire. Io seguo il suo cammino.
La mia meta è lontana, ma io sono decisa
A non farmi scappare quel prezioso rubino.
Il buio nasconde le orme sotto il suo mantello pesante.
Io resto nel vuoto ed ascolto le voci del vento.
Lontano – lontano le grida del pazzo gigante
Echeggiano. Arriva... furioso e violento.
Sono sola. La paura sequestra le mie ragioni:
"Ho perso il mio tesoro...", "La mia impresa era folle!"
Ma la notte sussurra, coprendo le urla ed i suoni:
"La tempesta non dura...","Tornerà...", "Torna sempre il sole..."
©
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