Un grano di Lolita

Sei acqua di corrente,
tutto rigoli e scroscii,
chiaro e trasparente che
ti trattengo a malapena.
Miraggio ai miei occhi
sorgivi, timido velo
azzurrino che spaccia
il cielo tra le rocce.
Abbiamo giocato numerose
vite, alati come lucciole
nei boschi ombrosi di felci
che il pensiero infittiva
di volta in volta, per poi
cedere sfiniti e nudi su
prati puntellati di giacinto.
Mi aggrappai al tuo cuore,
ancora verde, ed aspettai
l'estate per sedurti di fiori viola
e bianchi, e poi, d'autunno,
come una passiflora, ti amai
con gialli frutti inaspettati.
Stanca mi disegnai una
conca primogenita, e come
embrione tornai nel cuore
amniotico di una conchiglia.
Ma tu con le tue braccia,
girando intorno ad occhi
chiusi, ed agitando in pugno
grani di lolita e giada,
in una lingua antica come
i rami, legavi un incantesimo
ai miei riccioli scuri.
-come una rampicante,
non crescerai,
se non contro il mio corpo,
avvinta al seme che ti nutre.-
Socchiusi gli occhi e come un
ape, succhiai il tuo miele
finché ubriaca e piena tremai
sulle ginocchia e mi accasciai.
©
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L'autore
Francesca Difonzo neve
Nata, neonata, non nata, non importa dove, nè quando. La vita è un cerchio e noi lo camminiamo. Fine? inizio. La poesia è un’istantanea che racconta, con la voce diretta delle cose quando le guardi. E' quello che direbbero le fotografie, se avessero parole. Alchimia perfetta di parole che si corrispondon
Commenti (1)
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mp47pasquino2 gennaio 2009
Mi ero perso queste splendide gocce di rugiada. Letta con gradevole attenzione
