Lei
Dio di ogni mio spasimo,
è deprimente, tu lo sei per primo, poi
sguazzare tra le mie piccole e quotidiane
nevrosi;
voglio starmene beato, affogarmi nell'inutile,
fra tanti mozziconi assurdi e spenti,
puzzavo di cenere,
un po' come il mio verme solitario,
che mi rodeva il fegato,
sputandoci immagini che
non sapevo scrivere,
e l'avrei voluto.
In particolare adesso, farei santo ogni sguardo,
bacerei ogni parola
–saresti tu, allora l'inutile, fammi fuggire in un bacio l'ansia–
la vita mi ha fregato,
e tu sei rimasta sola.
©
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