La saga della Strega - La Madre

Le madri sono strani mondi,
penisole d'ombra e vulcani
e atolli di perla bruna,
con stanchi uncinetti
e metri di lana attorno
al fuso e intrecci di trine,
punti incrociati a canti
sussurrati sulla trama
di un tappeto per il sonno.
La mia mi portava la luna,
tra le braccia come specchio
e nel fulgore dei suoi occhi.
Indossava le stelle ai lobi
e pettini d'osso tra i capelli,
elegante puttanta da tre soldi.
Forse mio padre era un pastore
o il curato che non la mise al
rogo in cambio di un pompino.
Forse pensava di avere ingoiato
la luna dell'ultimo sabbath quando
si vide ingrossata allo specchio.
E per nove mesi tisane di tiglio
e infusi di malva e danze frenetiche
con scarpe di ortica e rosmarino.
Ci vuole il sangue per crescere
i figli e tempo per metterli al
mondo tra imprechi e lamenti.
Mia madre, legata a una quercia,
si disse da sola di spingere forte
e la luna sul letto del fiume
spiandone il ventre appiattirsi e
sparire, mise un sorriso sulla sua
fronte e pianse lucenti diademi di sale.
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L'autore
Francesca Difonzo neve
Nata, neonata, non nata, non importa dove, nè quando. La vita è un cerchio e noi lo camminiamo. Fine? inizio. La poesia è un’istantanea che racconta, con la voce diretta delle cose quando le guardi. E' quello che direbbero le fotografie, se avessero parole. Alchimia perfetta di parole che si corrispondon
Commenti (1)
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Mirella Crapanzano18 dicembre 2008
Appassionata di saghe di streghe, ritorno a gustare una poesia bellissima, dal sapore antico e nuovo di donna...
