Di stelle cadenti
E' sul tappeto di queste foglie
che il cielo ha strappato con mani
di pioggia al timido autunno dei rami
che ci ameremo sfidando le lance e il
veleno del vento che ci versa addosso
sciami di vespe abbaglianti di glitter.
Forse sentirò quasi una fitta al seno
e sull'inguine, come una piaga,
la consapevolezza che ti ho perso,
con l'aroma salmastro dell'enorme pozza
che formano le mie lacrime sul prato.
E lascerò che nasca un fiore, un ibrido
dai petali di piuma, un fiocco del colore
della roccia, immobile pulcino senza storia,
fermo nel tempo, stordito, ranicchiato,
con gli occhi fissi, allucinati di paura.
Sotto il tappeto di queste foglie,
che si offrono bagnate al trito cielo
che ha consumato i palmi a furia di tastare
la tonda irriverenza delle nuvole,
nascondo il capo come se il peccato
lasciasse un marchio che portiamo dentro
agli occhi, mentre le spalle nude, il tremolio,
il caldo tra le gambe non conservano l'odore.
Forse è che, per respirare, d'instinto
mi avvicino ai tuoi capelli e con le labbra
cerco un punto del tuo viso che forma
contro il mio quasi la simmetria di un cuore,
il mio contro lo specchio di se stesso.
E lascerò che, con le dita, tu imprima sopra
il vetro la vaghezza di non saper tornare
a disegnare, per ingannare i tempi della veglia,
stelle di fiato, precipitate in prati di condensa,
per desideri che non possono aspettare.
©
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L'autore
Francesca Difonzo neve
Nata, neonata, non nata, non importa dove, nè quando. La vita è un cerchio e noi lo camminiamo. Fine? inizio. La poesia è un’istantanea che racconta, con la voce diretta delle cose quando le guardi. E' quello che direbbero le fotografie, se avessero parole. Alchimia perfetta di parole che si corrispondon
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