Solitudine
Luigi Casagrande
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Un viso tetro, funereo, che si riflette
sul vetro di una finestra;
un viso insulso a guardarsi da vicino,
eppure spaventosamente vero,
involontariamente vero.
Ora riemerge inebetito dallo stagno dei pensieri
e vedendo chiara la propria immagine
impaurisce di essere sé stesso.
L'anima non riconosce proprie
le sembianze del corpo;
l'anima sprofonda in abissi
di fuoco e nebbia;
l'anima, che proviene da un viaggio nel vuoto,
ritrova una misera esistenza.
(L'anima sono i nostri sentimenti,
le emozioni, i pensieri trascendenti).
Gli occhi fissano
un punto qualsiasi nell'aria vuota,
si lasciano andare,
quasi la pupilla ricade.
Poi si risvegliano,
e guardano, sempre guardano;
alla fine diventano lustri
trattenendo le lacrime.
Voler non esistere e scomparire nel vuoto
per non soffrire più, per non sentire
il peso schiacciante della solitudine.
Ma il sangue pulsa ancora
e si rimargina sulle ferite,
un sangue rosso, denso e cupo,
che porta in sé il morbo della dissoluzione.
©
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L'autore
Luigi Casagrande
Scrivere è per me come una seconda vita. Di giorno lavoro, la sera scrivo per dare un senso in più ai miei giorni. Scrivere mi aiuta, mi realizza, mi innalza.
Commenti (1)
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Cuccu Anna Maria3 gennaio 2009
L'anima che non riconosce il corpo, solitudine, dolore, dissoluzione. Molto apprezzata.

