Dentro e fuori
Un grande mare
ove riversare la propria solitudine
un mare non nostro
preparato ad arte
agitarsi con frenesia
in quel conforme fluido
una fatale attrazione
ci spinge in esso
unioni e cricche
branchi e folle
per paura dell'assolo
strillano nel coro
pensavo la solitudine
tremenda dimensione
ed un insondabile mistero
la vita dell'asceta
come mi sbagliavo
in quell'indotto pensiero
dov'è la socialità
dell'animale sociale?
un gioco di specchi
a confondere e irretire
ingannevoli riflessi
nessuna verità
pietre tombali sull'anima
nei giochi di società
la vera solitudine
unico trampolino per l'umanità
spazio incorrotto
ove nulla finge
svellere la radice
e ritrovare il seme.
©
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Commenti (1)
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Silviana4 gennaio 2009
direi... versi forbiti, un po' ermetici, ma rendono bene il malessere che la solitudine lascia in ognuno di noi...
