Compagni

L'uomo vecchio, seduto in disparte,
non vede nessuno e nessuno gli parla.
E' assorto in pensieri che lo chiudono ai giorni
e lo velano alla vista degli altri.
I suoi oggi non sono che foto a rimpiangere ieri;
amori trascorsi, sogni già spesi,
ne' forse mai stati davvero,
corse non vinte e ormai corse da tempo.
E' stanco e non pare neppure gli importi poi tanto
rialzarsi e riprendere ancora un cammino qualunque...
Il ragazzo irruente, spavaldo, ha gli occhi
che paiono brace e si sente padrone:
ai suoi anni, alla vita, a quei sogni
che sente bruciargli la mente e che sa',
domani soltanto, a portata di dita.
Il suo oggi è appena un'attesa al domani;
non ha tempo a fermarsi a pensare,
nemmeno un attimo solo:
domani è alle porte, già li,
scheggia bruciante che dilegua veloce.
Non sembra capirla, la strada, il ragazzo,
delle mille che si affollano presto ai suoi occhi;
ma neppure gli importa!
L'uomo vecchio e il ragazzo si son sempre
guardati in cagnesco;
ne' mai cosa hanno avuta in comune a legarli
e, per tutta una vita, si sono sfuggiti e tirati la colpa.
Non c'è stata giornata di sole che non fosse
sporcata da nebbie e fuliggini amare,
ne' giorno di pioggia che avesse lavato davvero i pensieri
a ridarli, una volta, vicini.
Adesso, si sono incrociati, per caso,
e fermati a squadrarsi negli occhi,
qui davanti ad un lucido cielo,
quasi fosse lo specchio mai visto
e da sempre cercato;
quegli occhi di brace si sono stemprati
nei lenti pensieri del vecchio
e le cose di ieri si son fatte compagne
ai domani che ardono dentro.
Il ragazzo padrone e l'uomo di ieri, infine,
si sono scambiati parola e han trovato sorriso
e piegato lo sguardo.
Compagni da sempre, han trovato,
dopo tutta una vita,
il filo sottile che lega i pensieri:
si son dati la mano
e scambiato un tacito cenno d'intesa.
Han guardato in avanti e annusato l'inverno
e con passo tranquillo, hanno preso la strada
che tira ben dritta a quei campi.
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L'autore
Maurob
…Mi conosco e mi conoscono così, da quel mezzogiorno - suonavano le campane - di un lontano Novembre del ’49, in una viuzza del centro di Reggio (..Emilia). E da allora sono quì, trapiantato bambino a Forlì, cesenate adottivo da quasi 30 anni, ingegnere informatico per caso (IBM prima ed Electrolux poi), sedicente p
Commenti (1)
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RaggiodiSole15 gennaio 2009
Bellissima poesia che ti entra dentro fino al cuore con i suoi ricchi versi . Da assaporare come una bella favola .

