Meriggi di caldo
Dagon Lorai
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Mi ispiri dannatamente
il tuo passo cadenzato
ricercato dal mio occhio.
Ti racchiusi in una sfera divina
e come Ortiz formulo
ultimi versi.
Antichi umori come infantili scottature,
voltano gli sguardi nella mia direzione.
Eri un fiore
in campi di grano cemento
che gli alberi ripararono dal sole,
dal vento, da me.
Nella marea delle macchine
come ingranaggi distanti,
ruotiamo senza peccato
ed io trascendo... giù.
Mi parlano i meriggi di caldo
e suppongo di non aver avuto
fegato
il dolce stil novo mi
occupa e preoccupa.
©
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L'autore
Dagon Lorai
"Mio padre mi faceva viaggiare molto e la musica ci seguiva ad ogni spostamento.La mia creatività e da ricondurre a lui,a mio padre che ha sempre raccontato storie curiose e dal fascino fiabesco". D.Lorai
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