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Donne 16 gennaio 2009 · lettura 1 min · 3542 letture

Di Venere e Circe

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Francesca Difonzo neve 147 poesie pubblicate
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Bianca tremò la linea del collo, i biondi capelli raccolti. Sapeva di pane e di mandorle amare. Fu forse paura; il primo tocco spinto con rabbia. Poi mani e pelle furono il giorno: le ore calde affollate, le solitarie fredde. Le sue labbra sulle mie come pioggia, le mie sulle sue come sole. Avresti decifrato ogni codice segreto, il resto lo avrei letto io, infinito racconto prima di dormire. Ma non sapevo amarti così, seni contro i seni, mani nelle mani. - Mi chiamavi dolce Venere, ed io ti allontanai. Era soltanto amore, e' stato ieri? - Io, cieca falena ossessionata dal fuoco non so schiacciare la sensazione dei tuoi occhi increduli e rapiti, il verde bagnato in cui annaspava l'improbabile errore di averti toccata. Statua di seta e dannazione, mia incantevole Circe, ambrosia che vorrei mangiare, Non ti ho mai dimenticata.
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L'autore
Francesca Difonzo neve

Nata, neonata, non nata, non importa dove, nè quando. La vita è un cerchio e noi lo camminiamo. Fine? inizio. La poesia è un’istantanea che racconta, con la voce diretta delle cose quando le guardi. E' quello che direbbero le fotografie, se avessero parole. Alchimia perfetta di parole che si corrispondon

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Commenti (5)

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Zima16 gennaio 2009

una storia che sa di sapori antichi, una poesia dolce... una fantasia fervida! ...che bella...

Mirella Crapanzano16 gennaio 2009

Un incantevole incontro tra due femminilità di fiaba, due mondi specchio che ogni donna possiede e riconosce nell'altra... sentita moltissimo, bellissima...

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Rocco Luigi Carlo16 gennaio 2009

è una vera gioia leggerti, dalle mandorle amare all'improbabile errore, anzi dall'inizio alla fine, sbaglio o sei sempre più brava?

Veleno16 gennaio 2009

Due mondi diversi ma profondamente intimi, nella diversità l'amore. Piaciuta moltissimo per la leggerezza ed eleganza dei versi.

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Porzia25 febbraio 2009

parole che si toccano, che si contano, per rileggerle e capire che non si dimenticano