Il mio albero dorato
Dedicata ad un uomo che non c'è più e che per una vita intera
curò una grande mimosa dove il piccolo Mario giocava spesso da solo
nella povertà economica ma nella ricchezza di una natura verde e incontaminata...
In un posto che è lontano ma di verde è tinto il mondo
c'è un bambino solitario che per voglia o costrizione
cerca amici in ciò che ha intorno.
Egli è gaio e assai giocondo
fiero in pien di ciò che è adorno,
un bel sole lo riscalda ed il cielo col suo azzurro
fa da sfondo a delle forme: quelle nuvole passanti
che camminano al suo fianco come ombre per giocare,
divertenti e passeggere le simpatiche mutanti
oggi fanno compagnia e per lui son come burro,
fame e noia portan via.
Sente in se la Primavera e la natura che gli è a fianco
quando smette di giocare
e si siede infine stanco
per potersi riposare.
Da seduto con la schiena a lui appoggiato
alza gli occhi ed ha notato
che il suo sole si è oscurato
e quell'albero d'altronde
non poteva far di meno:
rinfrescare chi è sudato,
dargli un po' di pace almeno,
con le sue maestose fronde.
Un grande albero lo cura, lo sostiene e lo protegge
il bambino sa per certo che è così per tutto il mondo
e lo tocca con le mani
perché è lui il suo grande amico
e non ha altri esseri umani
che gli fanno girotondo.
Egli allor sarà pastore e le fronde il suo bel gregge.
Ogni giorno va da lui e ne cerca la frescura,
ogni mese ed ogni anno
per cacciare la paura,
anche se poi sembra pazzo.
Ma il suo tempo ormai tiranno
gli ricorda con lo specchio
che da bimbo è ormai un ragazzo.
Non gli importa dell'età
e a chi bere vuole darla,
è felice col suo amico
e a quell'albero ora parla.
I ragazzi come lui
sono tristi e intransigenti
sono fermi in antri bui
sono privi di attrazioni
con il vuoto nella mente
senza cuore ne emozioni.
Ma la vita è un'altra cosa
e ben presto lo travolge
così complice del tempo
porta al bimbo eventi a iosa,
per la vita o per lavoro
portan quel ragazzo via
che per anni avrà decoro,
non gli mancherà una rosa
e nemmeno nostalgia.
Tanto che da uomo torna
e da subito si accorge
che ora è l'aria che l'adorna,
non c'è niente che lo cinge
e il suo cuor si stringe monco
quando abbassa quello sguardo
e si accorge di quel tronco.
Il suo albero è tagliato
sente ancora il suo profumo
egli a pianger non è tardo
sentimenti andati in fumo.
Sosta un po' lì a meditare
e solo e triste se ne va
sa che non ce n'è da fare
ma di nuovo tornerà.
Ora il tempo fa gli scherzi
e si allea con il destino
anni ancora e ancor parecchio
fanno si che lui ritorni
non da giovane ma vecchio
passa proprio nei dintorni.
Forse è il cuor che guida gli occhi
per veder di nuovo il prato
che gli sembra meno arioso,
lascia tutto vita e pacchi
e va da dove se n'è andato,
or quel posto è molto ombroso.
Il suo albero potente
ben più grande è ricresciuto
per rispondere alla gente
che lui non è ancor finito,
che può dare ancor parecchio:
come diede fresco al bimbo
ora fresco da al suo vecchio.
Tempo allor si fa cattivo
e al finir di mattinata
mentre l'albero lo abbraccia
questo vecchio non respira,
la sua vita vien tagliata.
Non c'è niente da soffrire
si avvertiva la minaccia
prima o poi la morte gira
ed è un bel posto per morire.
Il suo amico grande e verde
per decenni veglierà
quelle spoglie magre e tarde,
fiori e uccelli a menadito
gli faranno compagnia
perché un altro con un cuore
proprio li lo ha seppellito:
una donna che lo ha amato
e da lì lo portò via.
Sia pur Mario o chicchessia
egli non rinascerà
ma a quell'albero dorato rimarrà la sua poesia
. ... Ciao Papà.
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L'autore
Mario Francesconi
Mario Francesconi è il mio nome, sono nato il 18 Febbraio 1961 in una frazioncina alle porte di Latina chiamata Doganella di Ninfa dove termino gli studi alla 5^ Elementare purtroppo. Nato e cresciuto nella vera povertà ho portato sempre con me il desiderio di essere qualcuno, farmi conoscere e trovare un pò di felici
Commenti (1)
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Mariasilvia22 marzo 2006
Per un grande papà questa dedica è eccezzionale. Tu da terra lui dal cielo, per il cuore vi tenete... ! . Mi hai commosso. ms