La tempesta o della consapevolezza del dolore

Nel chiostro superbo si scorge,
tra melograni di bromo,
un cimitero, e gemendo un'avara
fontana affida i suoi annali
all'effimera brina...
Ivi riposa
l'infanzia, o Chiarina (quando
per celia ti chiamavo Amaryllis
ed il timido sorriso d'una crisalide
molceva i tuoi petali di lino)...
Amaryllis, ospitelieve,
appiè d'adusti sepolcri,
d'auree piume la sua fronte
or adorna (ed impallidisce
puranco l'informe cinabro,
tant'irraggia ardor e beltà).
O cembali, crotali algenti,
tacete: ai lidi piceni
c'invita Amaryllis, al rorido,
umile mirto!
Divina, son ebbro del tuo canto.
Or ch'adagio declina l'estate
(clangore d'altre buccine già scuote
e divelle i foschi cipressi), stanca
ripara l'esule hirundo
nella quiete africana.
Odi, Epher? Dolce, riemerge
dalla marea l'aligera amadriade,
el Grillo bon cantore, il glorioso lare.
Ma i palmizi, fanciulli bizzosi
di miele e d'assenzio,
negano l'ombra d'ogni conforto.
Straniera, gocce d'icore smerigliano l'alba –
tiepido l'Austro discende, ridesta
l'accento leggero d'una
pavana.
S'inturgidisca,
riottosa, la vela! Orsù, quest'onde, altr'onde
solcate, lungi dall'edace, niveo
dolor!
Inane infuria la tormenta
e riecheggiano le selve
del greco Aquilone – fremono
i giunchi ed i nudi sambuchi,
e candidi svettano i colli...
Ma, là, dov'erompono folgori,
or giace la Vita, spumeggia
il mare irrequieto – distilla
la livida terra porfido,
lagrime e disinganno.
Dall'urne bruisce l'arena.
«Soffro, pur vivo, astri crudeli,
voi che dall'alto, indifferenti,
sordi al mio martirio, fulgete!»:
ritorna dagl'orti la leggiadra Amaryllis,
lieta di nuove primavere:
reca un'anfora ricolma d'alloro
e di perle...
Chiarina, spente note d'un valzer –
e l'amore d'un Icaro caduto
sfiorarono il tuo sguardo – i trent'anni
che schiudono l'indifferenza,
o musa berbera, e sanno
d'addii amari...
Sgravata d'un feto degente,
che sugge bile dal tuo seno
di cocciniglia, tra lisi manuali
d'ottica gaulliana, inorridisci, o Chiarina.
(E i nembi orlano d'una trina
di gelo la torre degl'Ercolani)...
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L'autore
Valentino Mazzuca
Nato ad Ascoli Piceno il 7 febbraio del 1989, ha frequentato il liceo scientifico A. Orsini, nutrendo, tuttavia, un sempre maggior interesse per le materie umanistiche. Nel 2017, ha conferito la Laurea in Filologia Classica e Moderna presso l'Università dell’Aquila con una tesi in Letteratura Latina Medievale e si è di
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