Nascemmo
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E nel trambusto sento le vibrazioni povere che vanno a mezzogiorno. Ma lì, lì non ritorno a fremere d'invidia a scaldarmi dell'ira che mi duole, quando da sotto il sole l'ombra si stira e, lunga, non so cosa raggiunga, fuori dalle mie dita. No, non ritorno, no! Aspetto l'imbrunire, fradicio di perdono, e porterò nel sogno le frecce per capire dove vanno a finire speranze sconosciute. Noi non capimmo il nostro divenire, donde venimmo e quando, ci partorì il dolore e fummo sogno e pianto.
...ho sentito ogni parola come mia... e credo siano davvero univarsali... è bellissima... perfetta...
quante volte bisogna leggere una poesia cosi? forse ogni volta che si legge sarà una poesia nuova...
Leggere è sentire che c'è il vivere nei versi dell'autrice... un vivere che è tornare indietro fin dal primo vagito... io così sento... Bella come poche!


