Oh, notte stupidissima!

Straccia la terra il vomere
dissotterrando vermi sbalorditi
bianchi e tremanti per la luce nuova.
Lo spazio inghiotte ciò che il tempo addenta.
Il cuore digerisce i frammenti di nebbia
che avvolgono il tuo ricordo.
Tutto si perde, tutto quanto smette.
Zitta, l'anima mia, che custodisce
solo quell'eco affievolita o persa,
rimpiange la tua voce, lacrimando.
Ricorda quella voce, e la confonde
con quelle che le parlano ogni giorno.
Il desiderio dei tepori antichi
fa addormentare l'aspide
vicino ad un garofano sgualcito.
Il sangue freddo si riscalda al sole
e la vita fluisce nuovamente
nella guizzante spirale assassina.
Disperati bagliori di morte
promanano dalle corolle aperte dei giacinti,
tiepida emorragia senza tampone.
La linfa non frenata li dissangua:
si dilegua il calore.
Oh, notte stupidissima!
Privata delle sillabe roventi,
confondi fonemi d'angoscia con canti d'amore.
I tuoi pugnali squarciano i ricordi.
E tutto si riassume
in quattordici pollici di schermo
e in un dischetto colmo di stronzate.
Tu taci come sempre,
e più non dormi né ti scaldi al sole.
©
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L'autore
Benito Ciarlo
Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat
Commenti (2)
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Franca Canfora13 marzo 2009
Una notte passata a vegliare, in compagnia di un computer che ingoia vorace parole e parole. Intorno c'è solo il silenzio, e l'amarezza del poeta.
Carolina Villani Bidibambina13 marzo 2009
Una poesia di toni forti, quasi urlata nel silenzio di una notte assassina, nella quale angoscia, rimpianto e desiderio si fondono e confondono nell'eco di una voce persa, nello spazio che "inghiotte ciò che il tempo addenta"...Particolare, penetrante, bella da togliere il fiato!
