Panta Rei (a me ferma nel tempo come uno specchio d'acqua chiara)

Il vuoto persino smette
adesso le sue anamnesi,
ritorno a piedi nudi e
quattro anni sopra l'erba.
Disegnare col legnetto
i sassi del torrente
d'acqua fino a ricoprirli.
Pochi anni fa, ricordo come
ora le tue mani a coppa
sui miei seni e le mie mani
a coronare la tua testa.
Persi uno scettro per sentirmi
meno stretta nei miei panni
di regina ed ora, nuda e
raggrinzita, una sanguisuga,
come un'alga di fiume,
le tue palpebre socchiuse,
fangoso argine che separa
l'assurdità dal tuo stupore,
gli incanti miei pagani
dalle litanie cristiane.
Siamo diversi, due
metà di un melograno
e ricomporci è come bere
da un bicchiere vuoto
e buttar giù tutto d'un fiato
e a sazietà la prospettiva
delle mie frasi sbeccate.
Anche ricordo quei girini
racchiusi come perle nere
in scrigni fatti pozze e io
a fissarli e a domandarmi
quel verde dove fosse.
La diagnosi era fantasia,
patologia congenita di chi
ha un cuore di fuoco, si
cura strappando i prati
e i nidi delle allodole.
Ma ho ancora qualche filo
d'erba ben nascosto ed
ogni tanto lo respiro, e
pure le tue dita e le
pervinche innamorate.
Non puoi sottrarmi il vento
dai capelli scoordinati
o il cerchio verde rana
che mi confina gli occhi.
©
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L'autore
Francesca Difonzo neve
Nata, neonata, non nata, non importa dove, nè quando. La vita è un cerchio e noi lo camminiamo. Fine? inizio. La poesia è un’istantanea che racconta, con la voce diretta delle cose quando le guardi. E' quello che direbbero le fotografie, se avessero parole. Alchimia perfetta di parole che si corrispondon
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