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Impressioni 21 marzo 2009 · lettura 1 min · 3966 letture

Dell'immaginazione o del ricordo

Zima 451 poesie pubblicate
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spogli di fiati, di alfabeti ritirati, le reti raccolte e le nasse a riva resta l'ultimo velo di sale contro le schiene nere da leccare come ostia nuziale. sciolto il nodo sapremo ancora di noi di quanti ami e quante esche perdemmo tra la sabbia e ritrovammo nella pelle. di noi nel ventre tra le assi e il catrame pieni di voglia e fame
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E' vero che la bellezza di un testo poetico sta nella possibilità di interpretarlo secondo la propria sensibilità e come sempre mi affascina leggere le interpretazioni dei lettori, entrare, con le mie parole, nelle loro anime e raccoglierne una briciola. Però una cosa vorrei dirla: non c'è alcuna amarezza in queste mie parole e neppure un riferimento alla crisi economica dei nostri giorni. La poesia, questa poesia, è metafora e viaggio che si snoda tra strade parallele di emozioni, sensazioni provate, vissute e immaginate, una poesia d'amore -oserei chiamarla- dove "fame" non è altro che rafforzativo di "voglia" di appartenenza, ancora e ancora. Il ventre quello di una barca a remi, il catrame quello che serve alla manutenzione delle imbarcazioni prima che riprendano il mare.
Un simbolismo, il mio, che non narra di accadimenti veri, ma che si fa portavoce di sensazioni da leggere tra le righe.
Grazie a tutti voi di averla letta e apprezzata22 marzo 2009
L'autore
Zima
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Commenti (7)

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Mirella Crapanzano21 marzo 2009

E' Poesia che si sofferma, come una carezza dolce, nel ventre dei ricordi, dell'immaginazione che ricuce frammenti di emozione e battiti e parole dette e non...

M
Mau035821 marzo 2009

molto ispirata ed evocativa di realtà amara. molto sentita e apprezzata

A
Anima121 marzo 2009

Stupendi versi, immagini forti della durezza dei tempi d'oggi. letta con grande attenzione e apprezzata particolarmente per il verso particolare con- temporaneo.

Gesuino Curreli22 marzo 2009

Un turbinio di sole mai cercato. Non c'è nei versi, ma si sente come la salsedine e copre corpi e anime sopra la rena bianca, tra la povera impurità che vive dove dorme e sta la barca. Sotto il sole un amore scoperto nelle fitte della pelle, negli ami di dolore che fanno male al corpo, e ancora duole, all'anima abbagliata, il ricordo di un tempo finito con la fine di stagione. Rimane quel sentore di voglia inappagata, fame che lascia traccia nel languore fra stomaco e la gola. Ma già che il tempo passa, consola questo specchio e il riverbero del verso che s'invola nella poesia d'incanto appena nata, megera, fata buona, dolce conforto quando tutto stona.

Chiara Catanese22 marzo 2009

Ad una prima lettura io ho visto le immagini dei viaggi della speranza con cui immigrati disperati arrivano nelle nostre coste, e da lì quel sentimento di desolazione, di perdita e quella voglia di riscatto si sono dipanati ad abbracciare l'umanità tutta, a richiamare una solidarietà negata. E l'emozione e la commozione hanno preso il mio cuore. Bellissima. E, ancora una volta, una poesia che non si esaurisce con una sola lettura, che apre altre stade ed altre emozioni, a toccare la vita.

S
Silvia Po23 marzo 2009

C'è da dire poi che ha una musicalità incredibile, nelle prime due strofe specialmente

A

Non sono stata facilitata dalla considerazione già fatta e dico che, in un comunissimo giorno di marzo il mare e il catrame ci accomunano facendo nascere dalla fantasia pensieri e in questa leggo il percorso dell'Uomo, la sua ricerca di risposte, di ami gettati e poi ripresi, di reti, di prigioni e libertà...insomma...è la vita... di ognuno!