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Riflessioni 2 aprile 2009 · lettura 1 min · 1091 letture

Mortuos abscondo qui docent viventes

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Valentino Mazzuca 16 poesie pubblicate
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T'accasci ubriaca d'inganni, o libellula, nella maiolica d'antiche nepenti, tra i plinti diruti e l'alida pece d'un gioco crudele che chiamano vita. Di te resteranno balsami e minio: si cangia in conquista la morte, pretende vapore... E già godi, o delizia, del nulla che vince il tuo nulla: al Lete tergerai ogn'errore. È vecchia fola il Ciel...
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Di seguito, annoto alcune considerazioni per una migliore comprensione del testo. Il titolo è tratto da un'iscrizione perduta che campeggiava su un portale di Ascoli Piceno, la mia città natia. La "nepente" è una pianta carnivora, il cui nome deriva dal greco e significa "senza afflizione" (cfr. anche Odissea, libro IV). Qui, essa diviene simbolo di morte. Il "plinto" è, nell'architettura classica, l'elemento che sorregge la colonna. Alcuni autori greci sembrano, però, indicare col termine "plinthìon" il "basamento" (o tavolo) sul quale si giocava. "Libellula" è un senhal.

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L'autore
Valentino Mazzuca

Nato ad Ascoli Piceno il 7 febbraio del 1989, ha frequentato il liceo scientifico A. Orsini, nutrendo, tuttavia, un sempre maggior interesse per le materie umanistiche. Nel 2017, ha conferito la Laurea in Filologia Classica e Moderna presso l'Università dell’Aquila con una tesi in Letteratura Latina Medievale e si è di

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