E' mia figlia, si chiama Laura
Ho pensato all'orgoglio paterno
al senso d'eterno nella continuità,
credevo di scoprire nei tuoi occhi
nuove risposte, nuovi motivi di vita
Ai piedi del letto c'era il destino
e tu eri troppo piccola per leggere
la luce nuova degli occhi, i sogni
di padre, i miei silenzi notturni.
Eravamo troppo piccoli, io e te,
quando ho imboccato la strada
dove le nebbie luccicano grigie
e le nuove solitudini sono futuro
Nella tua carne si mischiano tracce
delle mie tenerezze ora appassite,
ed un'ombra delle mie follie, riposa
come un bizzarro folletto, in te
Figlia dei giorni scuri, dagli occhi chiari,
figlia dei miei deserti, delle lontananze,
ora che s'avvicina il tempo del silenzio
e le mille parole trattenute pesano troppo
copri le mie incertezze, i nostri rimpianti,
con un candido lino, ed attendi paziente
il tempo del ricordo, quando le notti secche
ti porteranno le mie parole e i pensieri
assieme all'amore che non ho saputo darti
Allora rinascerò e sarò per Te, nuova speranza
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L'autore
Giuseppe Aricò
Giuseppe Aricò pubblica su diversi siti internet, solo da poco ha iniziato a partecipare ai premi letterari. Ha ottenuto buoni risultati nei cinque ai quali ha partecipato: 1 Posto Categoria silloge poetica - Il Rametto d'argento - Paceco 2 Posto Categoria poesia singola - Carlevaris Brancati - Catania 7 Posto (segn
Commenti (3)
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Amara10 aprile 2009
...forse siamo tutti capaci d'amore... ma non sempre capaci d'essere ciò che dovremmo... siamo uomini... soltanto... mi ha emozionato... bellissima...
Antonella Bonaffini10 aprile 2009
Una racomandazione accorata che mi ha dato i brividi... splendida.
Rasimaco11 aprile 2009
versi stupendi che inteneriscono... un soffio che viene dal cuore e con il cuore s'intreccia sillabando amore... molto bella!


