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Spirituali 10 aprile 2009 · lettura 4 min · 3467 letture

Passione

Francesco Pozzato 115 poesie pubblicate
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Noi che inver'moviamo lo santo Tempio ché a la Buona Novella offrimmo mente, di Dio Sommo tementi e dell'agir empio, la fronte chiniam in questo dì. E più non s'ode squilla da lontano, né inni o arie: di vesti spoglio l'altare, nel dì dell'ultimo agitar di mano, quando allor, trafitto, il Giusto perì. Ier son sonate le campane a festa, ché lo frutto della vite e del grano prima dell'odierna giornata mesta, furon rese via di felicità. E già più non serba l'Eterno Pane la sollevata pietra nel Suo Tempio, nel tetro giorno e rosso ch'ebbe immane Gesù Cristo sofferto atrocità. Fra il tuo crine scorra il soffiar del Vento, o Marta di Betania, che'l capo aspersi allor del Cristo con unguento, i suoi cupi sibillando dì. Qual pena ti molcea, o Giuda, il core? Qual pena da li anziani ti condusse? Qual pena inchiodar ti fece l'Amore? Qual pena infin nel tuo animo ardì? Seco conducesti al de'ulivi loco una rea turba d'empi soldati ferenti legni, grigi ferri e foco, come contra la più bramosa fier! Fosti allor col tuo agir traditore, ché sul Suo volto posasti le labbra, o, unico, ponesti mente all'Amore, sì adempiendo lo Superno Voler? Quale oscurità del core, o Cristo, di massima pena ti fece reo? Ché, straziate l'adorne vesti, il tristo sacerdote alla Croce t'inchiodò. O Latini, che di rosso il Suo volto, il Sol sfregiando con i fendenti rai, rigaste, allor intelletto vi fu tolto, ché un di voi ad Ei inerte sputò. Novello Antigone che la sua sorte nelle mani ponesti de'corrotti decretando del Superno la morte serbando nell'acqua il tuo candor quando, non dal riverbero accecati del Sempiterno, ma del vil metallo, conformi al detto d'anziani malati, Caino gridaron inver'l'Amor. Sì, vestito d'un manto imporporato e ferente lo Suo Santo Flagello, rese il poggio di Sangue macchiato tre volte cadendo, tre volte in pié. Vergine Madre, figlia del tuo figlio qual immenso strazio il cor ti trafisse ch'Ei nei tuoi lumi ricercò consiglio e un guardo d'amor intriso ti diè. E voi, pie donne, percuotenti il petto, ché lagrime versavate pel Giusto? Non vedevate de'figli il difetto? Non piangevate amaro il lor destin? Il tuo spirito fra l'eterne rote dimori, tal Simone di Cirene, che inver'le muliebri preghiere vote reggesti il Suo Santo Flagello infin. Lacerate le mani e i pié squarciati da fatali chiodi color del ferro e i regal stracci purpurei strappati, rese quindi Cristo il Golgota altar. In su la vetta del poggio deserto quand'il Sol avea massimo splendore, il Ciel di tutta la Terra coverto si fé per Colui ch'insegnò ad amar. Benevolo Agnello alla Croce appeso, qual forza nel regalar un sorriso, quando dall'empio venivi offeso, e nel salvar chi presso ti morì. Al giovane apostolo diè Sua Madre che ebbe d'amor un eterno sussulto. Indi, rivoltosi al Superno Padre, tacito, il Foco del Mondo svanì. O Padre, Amore dei tuoi figli mesti, Unico Eterno Bene e nostro fine; o Madre, che il Figlio morir vedesti, sanza moto alcun del trafitto cor, che i dolor del nostro viver atroce che, tristi, i boni conduce alla morte congiunti alla Sua estrema flebil voce ci sian segno del Sempiterno Amor. O Cristo, già vedi quante persone appese stanno come Te alla Croce e di tanto male chiedon cagione tra case sbriciolate e infranti cor: che le lor anime oggi sian con Te al cospetto del Nostro Padre Eterno che poi le abbracci tutte attorno a Sé: mai più s'oda un triste pianto, mio Signor.
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schema metrico: strofe di 4 endecasillabi a rima ABAC dove C è tronca rima con il verso della strofa successiva a due a due

L'autore
Francesco Pozzato

Francesco Pozzato nasce a Vicenza l'8 Febbraio 1990. Frequenta le scuole inferiori nel suo paese, Sandrigo, con ottimi risultati. Decide quindi di iscriversi presso il Liceo Scientifico J. Da Ponte di Bassano del Grappa, dove matura col massimo punteggio. Tra la 3a e la 4a Liceo muta considerevolmente interessi, passa

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Commenti (4)

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Cuccu Anna Maria10 aprile 2009

Questa è sicuramente una delle poesie più belle e profonde che io abbia mai letto ed è per me un grande onore tentare di commentarla. La Morte del Cristo è stata la prova più suprema di amore che Dio ha avuto nei confronti dell'Umanità. La resurrezione è un'altra prova del fatto che Gesù morendo ha riscattato gli esseri umani dal peccato e ha garantito il loro futuro ingresso nel suo Regno che va comunque conquistato con anima onesta. Che dire del coraggio di sua Madre nel vederlo morire in quel modo? che dire di Giovanni suo discepolo prediletto che rimase a consolarla fino all'ultimo respiro di suo figlio? Che dire degli ebrei del Tempio che lo crocifissero perché egli predicava umiltà e povertà e non ricchezza materiale? Sublime.

Ernesto10 aprile 2009

caspita... nn si leggono tutti i giorni poesie del genere... ...

Sono rimasta senza parole nel leggere questi versi così intensi... Ho letto molto lentamente poiché non essendo il linguaggio, usato dal poeta, usuale, mi ha impegnato in una lettura più accurata. Ho cercato di ponderare ogni parola per carpirne il profondo significato... Devo dire che il quadro che ne è scaturito è stato vivido e suggestivo, ed il suo contenuto da me profondamente sentito...

Rasimaco11 aprile 2009

versi stupendi, metricamente perfetti, sublimi anche per me che amo le rime sciolte... il lessico utilizzato é di alto spessore anche se oggi non molto amato, la struttura, accurata e raffinata, risente di un classicismo che anche se non usuale rende suggestiva la descrizione e piacevole alla lettura. molto molto apprezzata e gradita.