Un metro cubo di vuoto
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poesia raccolta nello spazio, materica, dai toni desertici riflessi azzurrognoli, luci metalliche. Richiesta di tempo e lo spazio di allunga fino a rendersi vuoto, fino all'isolamento che pur nella sua asetticità produce sensibilità che attende solo un repiro profondo per far tornare aria non in ma intorno a se.
Mi limito ad ascoltare questa poesia, che intravedo nella sua espressione, ma non trovo parole per commentare. Proprio io che tento di entrare sempre nel pensiero degli altri anche se dimostro quasi tutte le volte di non averci capito nulla. E allora si lasci che io assapori questi versi in silenzio, senza profondermi in considerazioni che, se pur dette con sincerità, mi potrebbero costringere all'ennesima brutta figura. Stavolta la voglio evitare. E questo è l'unico modo.
Un soffio di parole che sembra distorcere, disperdere, rarefarre la materia informe svuotando ed estraniando lo spazio- tempo dell'anima che non trova più voce, espressione, dimensione sonora e sensibile in cui plasmare il proprio grido e richiamo di vita ...
Elegante e originale... mi ha trasmesso un senso di claustrofobia, mi ha comunicato la sensazione di un'anima braccata... e anche un senso di solitudine, nel coronamento della chiusa. C oncordo sulle sensazioni "visive" sottolineate da Masai.


