Cencio
Spogliato dentro dei miei inutili villi,
non campeggio più la scena con ridondanti orpelli.
Vittima sacrificale di invisibili pensieri,
vago nomade sullelle strade di ieri.
Non ho più doni da offrire alla coscienza,
relegata nei silenzi di cui non posso fare senza.
L'elemosina dei sogni oscura il viso,
lacero il mio cuore a me stesso inviso.
Nelle tormentose cure degli affanni,
si svuota celere la clessidra dei miei anni.
Il solco in cui si incammina la mia arida apatia
ignora il riso e la passata voglia d'empatia.
Umile cencio di troppe vesti dilaniate,
lesino un po' d'armonia nelle gabbie incensate.
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