Più dei diamanti
Devo urlare i miei singhiozzi inchiodati in gola,
prima che io mi strozzi, li muto in triste parola.
Schiacciato al suolo di nuovo si muore,
ma stampato in cielo non c'è più il tuo colore.
Tu mi hai già attraversato prima dell'addio.
Tra le tenebre ti avevo portato nell'animo mio,
illuminato da un fiammifero, che mi bruciava le dita.
Ma oggi non mi altero se la tua pazienza è annoiata.
In quei giorni dal cielo rosa il mio respiro stravolto,
chiusi gli occhi, dolorosa l'impressione del tuo volto,
mentre con le mani affogavo il cuore nell'oblio,
per uccidere i cani che lo mordevano nell'addio.
E sull'ultimo respiro
del prato,
si adagiò la coltre bianca
dell'inverno.
Ma ecco all'improvviso una fortissima luce.
La speranza dal viso e gli occhi riaperti traluce.
Così da un sogno trascinato più alto del blu,
l'ho solo immaginato, però sono caduto giù.
Lacrime per il mio cuore che dalla tomba rinacque
nel cimitero del rancore, dove la vita dispiacque,
un battito d'ali solamente si è librato sul mondo,
ora un macigno pesante che stramazza sul fondo.
Ancora una volta, una volta ancora,
il sorriso sul volto e l'animo implora,
se, tra le lacrime asciutte ed il cuore allagato,
devo falciare un altro fiore appena sbocciato.
È senza porte
la mia stanza
più piccola di me.
Mi accuccio.
Si diventa vecchi, lentamente si muore.
Dei miei albicocchi, mai baciati dal sole,
nessuno ha assaggiato dei frutti il sapore.
Si contorce ammalato il bambino nel cuore.
E luccicano
le lacrime
sulle guance sue.
Più dei diamanti.
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Commenti (1)
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Marco La Rosa2 maggio 2009
Buona in struttura e metrica, i versi particolari e profondi conducono il lettore dritto al tema centrale predominante. Apprezzata.
