Il passerotto
Saltella un passerotto oltre fioriere monche
stuprate da cicche di sigarette
gettate con disinvoltura da individui
che se non ci fossero sarebbe un bene
per l'umanità, quella poca degna d'esistere
-Azzarda oltre i dannosi inermi il minuscolo pennuto
molleggia il capo a mo di assenso
e bacchetta la coda a voler dirigere
un requiem lirico in lamento al sottratto
ovvero la campagna invasa e nello specifico
del suo teatro da questo lercio bar
che ha surrogato i profumi della natura
con il DDT di puttane, invitante e pestifero
come a dire venite a noi e sbrigatevi porci
-Bisunto e sudato con grembiule da macellaio
uno pseudo cameriere claudicante
fa il giro a rastrellare bicchieri vuoti
e volta schifato in ritardo lo sguardo sommario
al richiamo sproloquiante di nuove retoriche ordinazioni
-Raffiche di fumi esplodono da sorgenti compresse
si scontrano annullandosi in nebbiume incenso
e valvole di tale fughe le bocche a culi ulcerosi
si giocano un loro superenalotto
che consiste in puzzle di parole estorte
per una frase esperanto degna di tale nome
-Cip... cip, il passerotto come a voler andare incontro
a un miracoloso senso compiuto di qualsiasi discorso condiviso
-Io seduto alla giusta distanza tra abbozzo pietoso
e il tirarmi fuori dall'orribile scenario
decido di seppellire con una penna queste figure fantasma
(vive solo per il fatto che tossendo respirano)
sul retro di una fasulla schedina- totocalcio
che mi doveva portar lontano da queste scene
schifate da ogni memoria
-Fallo tu il mio viaggio lontano sussurro
al passerotto che spicca il volo
e va oltre il campanile di campane sorde,
ormai a suonarle ci sono solo i morti prenotati
-
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