712 lettori online · 356.386 poesie · 7.565 autori
La Piazza Entra Iscriviti
S Scrivere Poesie & Racconti
Pubblica
Home Poesie Fantasia
Fantasia 24 maggio 2009 · lettura 6 min · 3613 letture

Chtonarchia

Francesco Pozzato 115 poesie pubblicate
+ Segui
Del Tempo canto le stanze profonde, quel che fu Vita e quel che fu Morte, i Segreti che il Passato nasconde, e dei Mortali e degli Elfi la sorte, la lor gloria e la lor caduta donde giunsero del Demiurgo alle alme Porte: sin dalla Luce d'Aurora lontana, di quel che accadde il filo s'addipana. T'invoco Calliopé, o grande Musa, e l'Arte Tua supplico raffinata: la poesia che sta in Te rifusa, la finezza dell'Arpa riposata e l'ingegnosa mente mai richiusa possente al Canto richiama legata. Il sentiero rischiara al Col Parnaso, d'eterni allori poi rendimi vaso. Quando i silenzi colmavano immoti di Theos le aule nel Firmamento, possente un grido trascorse i ciel vuoti e tosto brulicò il Santo Fermento in Sue Progenie dai benigni coti. Qual in piota lo spirar d'un vento, sì scossa ne divenne la Dimora quando del Mondo giunse la Prim'Ora. Si levarono quindi al Suo cospetto i novi Figli della Santa Mente, ardenti qual fiamma nel proprio petto, Pàides nomati da postera gente. Paterno allor fluì in Theos l'affetto e a lor di gloria si mostrò fervente: "Sappiate che I'son Theos, il Signore: la vita v'ho donato per Amore. Sappiate far lo stesso co'Miei Figli quand'essi gli occhi schiuderanno al mondo: regali son certi come gialli gigli, altri vedon bontà solo al fondo corrotti come sono da cipigli, ma niuno se non Voi è puro e giocondo. Sappiate che I'son Theos, il Signore: il Male v'è celato ed il Dolore. Sappiate che I'son Theos, il Signore: del Mondo Io Vi posi la Causa Prima per mezzo della Fiamma e del Suo Ardore che per altezza oltrepassa ogne cima e brucia immantinente ogne dolore, come lo stelo smussato da lima: Sappiate che I'son Theos, Vostro Dio: ogne natura è sol per mezzo Mio. Ecco, vibrato è il Vuoto dal Mio Grido: beltà si manifesta agli occhi Vostri. Chtòn, la Terra, alle Vostre mani affido. Vedrete il nascere di guerre e mostri, ma nella Vostra Sapienza confido perché non sian vani gli sforzi nostri! Sappiate che I'son Theos, il Signore: la vita v'ho donato per Amore." Gli occhi allor torsero gli Enti benigni e al mezzo videro del Vuoto Nero, sì luccicante come oro in più scrigni e lucifera come in buio un cero, sospesa come in aria i bianchi cigni, una vision oltre il Grido più mero scoccato come freccia dalle gote di Colui che, Solo, tutto puote. D'ampi pensieri come verdi lande su cui giallo risplende il vital grano, sì che l'animo mesto gioia spande, le Ampie Menti dei Pàides furon vano: di Chtòn la Gloria sognarono Grande, ma la sordida d'un Demone Mano che ridestava timore e terrore della Bontà Lor non certo minore. Allora quel pensiero sì offuscato, qual la pupilla da sonno sì grave, seme di brama iniquamente nato da quelle ch'anime furon prave, rese in brandelli, come volle il Fato, il fluire di Lor Spirti qual nave che la sua prora dolente percuote sospinta da flutti inver'grigie piote. Caddero i Pàides in sonno profondo come se vinti da una gran fatica al volere di Chi non fu secondo ché volle l'anima sferzar nemica: "Guai a Te, Faylos, o Essere Immondo, che Io stesso creai membra amica, sappi che I'son Theos, Tuo sol Signore: posso smorzar della Fiamma l'ardore! Guai a Te, Faylos, Pàis ribelle, il potere T'ho dato d'osservare quali cose in fieri or monde e belle popolano Chtòn e il Suo azzurro Mare. Ricorda, chi contra me vien imbelle, Ei mostra che è frutto del Mio Pensare di cui, Faylos, non tangi che'l fondo se non con Buio di ragion profondo. Guai a Te, Faylos, Figlio Mio ingrato. I'son Principio d'ogne cosa e Fine sì che nello spirar d'ultimo fiato, che segna tra Vita e Morte il confine, Tu stesso invochera'mi addolorato, ritrattando le Tue azioni meschine: allor pronunzierà la Tua Memoria ch'Esse son tributarie alla Gloria. Guai a Te, Mio Faylos, il Malvagio: sappi che ciò che Tu fai è cosa ardita, recar al Nuovo Mondo tal disagio quand'Esso ancor non conosce la Vita. Chi è fuori della Grazia non sente agio ché ritta via non calca, ma smarrita. Ricorda che I'son Theos, il Signore: la vita T'ho donato per Amore." Indi Faylos chinò il proprio volto non sopportando l'infinita vista, ché turbamento l'affocava molto. Ma la vergogna ch'Ei provò fu trista poscia che il Pàis fu da ira travolto, nel cuore ascosa e a malanimo mista. L'Amor che tutto vede e tutto puote tosto comprese l'astio ch'Ei percuote. Indi Faylos, preso da timore, tosto le Stanze di Theos fuggì e, a voto disiando il tanto Ardore d'Imperitura Fiamma, Ei sen gì: dimenticò quel che fu valore e per sé soggiogare Chtòn ardì. Allor poggiò su d'Essa la propria Orma ch'ebbe terribile ed oscura forma. Sì come il Sole, che da Oriente sorge seco portando luce e nuovo giorno, ai campi chiama il colon che lo scorge, e nel periglio il suonare del corno il milite che tosto aiuto porge, allor Theos s'alzò di rai adorno e della Notte si dissolse il peso, come se niuno più ne fosse offeso. "La Fiamma Imperitura dunque invio nel cor del Mondo ed Essere infin avrà. Ognun di Voi segua il proprio desio; e Chi discender sovra Chtòn vorrà, questo vincolo pongo" disse il Dio: "la Vostra Forza nel Mondo sarà sì che Voi siate Suo Soffio di Vita quando verrà dalla Notte assalita". Al centro delle scintillanti stelle e nell'abisso della Chiara Volta, da intelligenti e incorrotte favelle la Terra fu immantinente ricolta. Indi le tristi giunsero novelle circa Faylos e la Mente Stolta: nel Mondo conficcò i Suoi neri artigli che ovunque accesero fuochi vermigli.
♥ 0 💬 4
© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.

nella classica struttura dei poemi epico- cavallereschi del Quattrocento ("L'Orlando Innamorato" di Boiardo, "L'Orlando Furioso" di Ariosto, "La Gerusalemme Liberata" di Tasso) ho voluto, spinto dalla lettura delle mitiche battaglie de "Il Silmarillion" e de "I Figli di Hurin" di Tolkien, dar vita a un mio proprio cosmo fantasy...

L'autore
Francesco Pozzato

Francesco Pozzato nasce a Vicenza l'8 Febbraio 1990. Frequenta le scuole inferiori nel suo paese, Sandrigo, con ottimi risultati. Decide quindi di iscriversi presso il Liceo Scientifico J. Da Ponte di Bassano del Grappa, dove matura col massimo punteggio. Tra la 3a e la 4a Liceo muta considerevolmente interessi, passa

Tutte le opere →

Commenti (4)

Accedi per lasciare un commento.Accedi

Da leggersi lentamente, quest'opera è per me fantastica, per intensità del suo dire e per la perizia con cui l'Autore ha voluto esporre il proprio pensiero... Da leggersi più volte, per carpirne ogni sfumatura, che va ad aggiungersi al completamento del quadro. Un quadro che ognuno può far proprio a seconda delle personali conoscenze e del personale sentire... Mi compiaccio di conoscere quanto scrive quest'Autore che riesce sempre a sorprendermi per la maturità con cui scrive. Così l'ho letta...

Paolo Ursaia24 maggio 2009

Colta, impegnativa... da leggere in più tempi e ripetutamente; un'opera di ricerca stilistica, di toni elaborati e limati. Molto piaciuta

Antonio Biancolillo24 maggio 2009

Scritta con grande maestria. E' evidente la sua padronanza di linguaggio per quest'opera fuori dal comune. Anche se lunga riesce nel suo intento di coinvolgerci... Molto apprezzata.

Rasimaco25 maggio 2009

poesia d'indubbio pregio e bellezza... anche se i canoni a cui s'ispira la poesia moderna son diversi... nella sua dotta esposizione nulla é lasciato al caso... é poesia anche ogni pausa. molto apprezzata