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Sociale 6 giugno 2009 · lettura 2 min · 1945 letture

Io clandestino

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Michele Serri 398 poesie pubblicate
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Povero illuso ho lasciato l'inferno inseguendo la speranza e dentro un altro inferno sono caduto non è la stessa guerra non la stessa miseria quella che soffro ora è una guerra più subdola una più incerta miseria ho lavorato come un negro ma tanto negro lo sono si dicevano buoni nel darmi un lavoro ma mentre loro si arricchivano la mia miseria era sempre la stessa si dicevano buoni e che non eran razzisti ma che eravamo tutti fratelli ma che strani fratelli i lor figli non li volevano mischiati coi miei sentivano come la peste averci vicini di casa era grande il loro disprezzo verso i nostri raduni ogni mattina eravamo noi a morire innalzando i loro palazzi ogni mattina eravamo noi a svuotarli della loro immondizia ogni mattina eravamo noi a lavorare nei loro campi a mungere le loro vacche ad accudire i lor vecchi a soffrire nelle loro fabbriche non c'eravamo che noi ove c'era sporco fatica e pericolo ma nelle loro voci rabbiose noi eravamo solo dei delinquenti e nei loro sguardi cattivi non sentivamo che questo l'errore di uno di noi diventava l'errore di tutti poi è arrivata la crisi ed io ho perso il lavoro e sulla carta han scritto il mio destino un destino da clandestino dopo avermi spremuto come un limone senza lavoro non sono nessuno sono solo un clandestino nessun diritto ma solo ricatto qui non mi aspetta più nulla di buono e desidero sol ritornar sui miei passi poi gli eventi della vita mutano lesti e chi è oggi sprezzante lesto si scopre sprezzato.
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Michele Serri
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Commenti (1)

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Cuccu Anna Maria6 giugno 2009

L' amara vita dei migranti sfuttati, usati come capri espiatori in qualunque caso di reato e poi espulsi come reietti. Intensa e incisiva. Molto apprezzata.