Io clandestino
Povero illuso
ho lasciato l'inferno
inseguendo la speranza
e dentro un altro inferno
sono caduto
non è la stessa guerra
non la stessa miseria
quella che soffro ora
è una guerra più subdola
una più incerta miseria
ho lavorato come un negro
ma tanto negro lo sono
si dicevano buoni
nel darmi un lavoro
ma mentre loro si arricchivano
la mia miseria era sempre la stessa
si dicevano buoni
e che non eran razzisti
ma che eravamo tutti fratelli
ma che strani fratelli
i lor figli
non li volevano mischiati coi miei
sentivano come la peste
averci vicini di casa
era grande il loro disprezzo
verso i nostri raduni
ogni mattina eravamo noi
a morire innalzando i loro palazzi
ogni mattina eravamo noi
a svuotarli della loro immondizia
ogni mattina eravamo noi
a lavorare nei loro campi
a mungere le loro vacche
ad accudire i lor vecchi
a soffrire nelle loro fabbriche
non c'eravamo che noi
ove c'era sporco fatica e pericolo
ma nelle loro voci rabbiose
noi eravamo solo dei delinquenti
e nei loro sguardi cattivi
non sentivamo che questo
l'errore di uno di noi
diventava l'errore di tutti
poi è arrivata la crisi
ed io ho perso il lavoro
e sulla carta han scritto il mio destino
un destino da clandestino
dopo avermi spremuto come un limone
senza lavoro non sono nessuno
sono solo un clandestino
nessun diritto ma solo ricatto
qui non mi aspetta più nulla di buono
e desidero sol ritornar sui miei passi
poi gli eventi della vita
mutano lesti
e chi è oggi sprezzante
lesto si scopre sprezzato.
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Commenti (1)
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Cuccu Anna Maria6 giugno 2009
L' amara vita dei migranti sfuttati, usati come capri espiatori in qualunque caso di reato e poi espulsi come reietti. Intensa e incisiva. Molto apprezzata.
