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Dialettali 16 giugno 2009 · lettura 1 min · 2964 letture

Ho tirato i remi i barca (e ciò stempiato un marinaio!)

Luciano Tarabella 944 poesie pubblicate
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Quando scendi dal rìnghe delle lotte combattute coll'ansia de vaini e rivi a nun dormì tutta la notte perché cianno i gattoni i nipotini; quando sbarchi per sempre dalle rotte che t'hanno strasciàto ne asini, insomma quando mandi a fàssi fotte vésto mondaccio pieno d'assassini, ti metti a ceccia stanco sur divano mézzo di sudore e, senza affanno, ti godi un po' ti pace meritata. Ner mentre pigli fiato, piano piano, t'accorgi che la vita è un grande inganno, un riassunto, un miraggio... una cazzata.
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Sonetto classico in vernacolo livornese.

L'autore
Luciano Tarabella

Nacqui nel millennio scorso da pochi ma onesti genitori. Scrissi la mia prima,orrenda, poesia all'età di otto anni e da allora non ho ancora smesso nonostante sia stato diffidato più volte. Scrivo in italiano ed in vernacolo livornese, in versi sciolti o legati alla metrica sui più svariati argomenti. Amo la satira,

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Commenti (3)

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L
Lorenzo Crocetti16 giugno 2009

Caro Tarabella, in questa simpaticissima poesia indo' tu torni a esse' te stesso senta fatti contanina' da l'ermetia, che la 'un n'è roba pe' te, e tu ha' spiegao tutte le paiole in vernacolo, ma "ceccia" tu te ne s'è dimenticao. Che credi che lo sappino in morti che un son di 'este parti che "mettisi a CECCE" vor dire mettisi a sedere?

Antonella Bonaffini16 giugno 2009

Come sempre un buon elaborato... piacevolmente letta e molto apprezzata!

Saverio Chiti16 giugno 2009

Beh in fondo ciai ragione... la vita lhe una azzata! ...io però sai e un l'ho mia provata, anche se a ceccia ci sto una giornata c'è sempre fame di "sordi"... e di sto mondo nho pieno i corbelli! tutti presi a diventà quarcuno... e fassi belli! Versi "maledettamente" belli, ma anche veri e quindi pieni di verità!