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Satira 21 giugno 2009 · lettura 1 min · 3102 letture

Il cuore livornese

Luciano Tarabella 944 poesie pubblicate
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Noi livornesi siamo troppo buoni; passiamo per persone scalmanate perché, quando ci rompono i coglioni, finisce, quasi sempre, a scazzottate. Facciamo debitucci di milioni comprando cianfrusaglie sempre a rate però non siamo tirchi o fannulloni; tenetelo per voi, se lo pensate. Mangiamo l'uovo in culo alla gallina ma siamo generosi in tal maniera che diamo il buon esempio all'Universo. Però lasciate stare mia cugina... (lei prende quel che capita, la sera, e a darle il cuore in mano è tempo perso.)
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Sonetto ironico sul luogo comune che i livornesi sono generosi, pronti a "metterti il cuore in mano" Mia cugina, che in realtà non esiste, fa eccezione perché si fa! pagare i suoi slanci di... altruismo!

L'autore
Luciano Tarabella

Nacqui nel millennio scorso da pochi ma onesti genitori. Scrissi la mia prima,orrenda, poesia all'età di otto anni e da allora non ho ancora smesso nonostante sia stato diffidato più volte. Scrivo in italiano ed in vernacolo livornese, in versi sciolti o legati alla metrica sui più svariati argomenti. Amo la satira,

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Commenti (5)

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Frammento21 giugno 2009

...son convinta che non dispiacerebbe a molti l'indirizzo della cugina

Turan Epl Lup22 giugno 2009

bellino er tu sonetto, da livornese l'ho apprezzato, speriam che garbi anco a fiorentini, quelli e so più tosti, erano tutti qui da noi ar mare oggi, ma ora se un son'incoda sopra l'autostrada, avrenno letto questo tuo mirabile sonetto.

L
Lorenzo Crocetti22 giugno 2009

La tu' cugina, se la 'un vole ì' core, ma la prende tutte quell'attre 'ose, io mi tengo tal scrigno dell'amore e le mando un be' mazzo mio... di rose. Quelle enno rose molto soppraffine, le ci hanno i' gambo ma le 'un ci han le spine. Se darle i'cuore in mano è tempo perso, gli si po' da' quarcosa di diverso.

Gesuino Curreli22 giugno 2009

I fiori no, allora anch'io dissento, nemmeno il baciamano signorile, giacché si mostra una cugina ostile convenga stia alla larga, non mi pento. Gli metterei nel palmo un bel talento d'oro lucido come un cherubino, oppure un gran pendaglio d'oro fino, uno zufolo dolce come il vento. Una nota in "bemolle" del violino, ché in "diesis" l'è dura e non mi sento, per non fare figura da meschino, perché potrebbe prenderne spavento, e non volere più neanche l'inchino di chi le si avvicini a cuor contento.

Saverio Chiti22 giugno 2009

i tu core caro tarabella gliè dimorto nascsto 'un sarà mia che tu gl'hai cambiato di posto! ...forse sarà meglio chiede a la tu 'ugina se casomai un lo rimette dove gl'era prima! ...magari senza disturba la gallina! Bello davvero questo sonetto! si mi piace... e pè esse pisano è cosa rara... quindi casomai un lo raccontà in giro... un vorrei che i mi paesani mi levassero i "respiro". Molto piaciuto... e mi son divertito accodandomi ai miei corregionali.