A testa in giù
A testa in giù, verso il baratro più nero lungo irte pareti rocciose ove chissà crescerà un
A testa in giù, verso il baratro più nero lungo irte pareti rocciose ove chissà crescerà un
Orbite celestiali che si spengono, Respiri affannosi che s'inseguono, Fragili ossa che si fanno di pietra, Livide labbra
Ancora una volta mordo l'unghia del piccolo Il fegato strizza e impazza per smanie di falso potere e cocciuta
E ancora una volta l'acceso muscolo si contrae al ritmo impulsivo di lesti battiti involontari, nell'attesa d'un
Alti come nani che martellano
Sono solo bugie che brucianti rischiarano le mie buie giornate come guida nell'ombra Cera che cola continua e fumante
Pianger non voglio Ché le lacrime non mi righino il volto come il dolore già fa al mio cuore, inferto da
Lavoro che avvilisce, Lavoro che abbruttisce, Un vortice confuso che trascina nella desolazione d'uno scorcio
Un diafano drappo bianco che solo gli occhi scopre d'un infante errante tra urla e giochi di piccini complici di fervida…
Indelebili macchie nere seminate sul lucido velluto d'una coltre rossa che stesa al sole sta su fragili fili d'erba Di
Alcuna infausta sorpresa, la sola riprova del diniego Ormai esule dal suo cuore, semmai ci sia stata Altra speme non
L'orco misogino dietro scudi virtuali strappò dell'orchidea i petali bianchi che sparsi per terra rimasero
Forma ch'acceca il senno Forma che imbriglia la sostanza Inutili fronzoli e poveri orpelli che di sole apparenze
Cosa siamo oggi, più vecchi d'un giorno secondi, minuti e ore che si riproducono incestuosi di sessanta in
Corpi eccitati che si mettono a nudo Lingue di serpenti che s'intrecciano Mani che scorrono tra turgidi seni Piedi caldi
Si rifà vivo il maligno, bussa alla sua porta beffardo senza preavviso recidivo senza remore. Una tregua troppo
Ritorno a soffiar leggera, libera da gravi fardelli di polveri e ciottoli remoti, che misti ad acqua e vento vengon
Ingannata verità sepolta agiatamente sotto balle di paglia Poi cucita con cura in uno spaventapasseri e strappata
Una curva nel cielo si colora d'argento nella tarda notte Al dì si cela dove l'occhio non può né
Succube d'una forza sovrumana mi muovo bendata verso un'unica direzione, lastricata di trappole sibilline che truccate
Fresco profumo di melissa che inebriava di calma l'onorato luogo del sapere al mattino stordito, macchiato e soffocato
Sorda musica che confonde cervelli in serie senza senso tutti simili e mediocri Si palesa l'ovvio in presenze
Finalmente scorgo i colori Non più vetri scuri di vetture sconosciute che strisciano sul grigio Non più
Le tue parole mi giungono improvvise ma già pensate, per portar scompiglio ai pensieri miei ormai chiari da
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