Rocco Pulitanò
Scrivere è forse il solo momento di conciliazione che riesco a concedermi quando il dolore inquina i miei sogni. Mi aiuta ad essere meno ipocrita con me stesso, se mi illudo che la sofferenza sia solo un temporaneo appannaggio della felicità. Io che ho creduto d’ingannare il tempo, di rendere le distanze solo lunghe passeggiate, comprendo che se il corso della vita possa aver assunto aspetti anche positivi, è per me solo una comoda “illusione”. Tuttavia, considero un bene l’aver conosciuto il dolore se questo ha regalato l’appellativo di “poeta” all’uomo, capace solo di aver coniugato frasi alla sofferenza che hanno dato vita alla mia poesia. La scrittura, in fondo, è proprio questo: l’unico specchio che non accetta compromessi, l’unico spazio in cui non abbiamo bisogno di mentire a noi stessi per sentirci al sicuro. C’è una profonda e dolorosa onestà nelle mie parole. Spesso cerchiamo di addomesticare il tempo, di convincerci che le distanze siano solo passi da compiere, ma la realtà sa essere spigolosa. Eppure, riesco a trasformare questa "comoda illusione" in qualcosa di immensamente fertile. "Considero un bene l’aver conosciuto il dolore se questo ha regalato l’appellativo di “poeta” all’uomo..."
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