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Biografie e Diari 17 dicembre 2011 · lettura 5 min · 1056 letture

Possesso

Pasqui 219 racconti pubblicati
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Camminavo con fatica per attraversare la valle del possesso e quella della proprietà dei legami. Non so  il perchè, ma mi affaticavo tanto a percorrere questa valle maledetta che ancora lega l'uomo alla scimmia. Eppure avevo combattuto tante guerre, avevo ammazzato tanti nemici, ancora portavo ferite al torace e  sulle  gambe, e sentivo forte il sangue aspro del nemico dentro di me. Certo, che da guerriero  mi ero  fatto valere, mi cingevo il capo con una benda nera ed ero pronto a sfidare la morte. Non mi faceva paura affatto la signora dagli occhi incavati,  anche perchè la stessa,  non era altro che,  semplicemente, la nostra realtà eterna prima di nascere in questo mondo, mondo dove per lo più si soffre e si arranca inseguendo solo illusioni che poi quando  le tocchi si frantumano nel reale susseguirsi.  Mi ero spogliato da tanti lacci e lacciuoli, mi ero tolto il vestito dell'egoista, quello del forte, avevo oltraggiato la bellezza dei luoghi comuni, avevo abbandonato la mia famiglia cercando altri padri e altre madri. Ci ero riuscito in quest'ultima impresa, ora mi tenevo per mano, non cercavo approvazioni e carezze a tutti i costi. Potevo starmene per fatti miei in un qualsiasi villaggio del mondo a pescare sulle rive di un fiume qualsiasi, oppure a godermi il sano abbandono di tutte le cose. Si, ero cresciuto tanto e bene. Ma si sa, la vita non è altro che uno spogliarsi e rivestirsi, basta trovare i giusti vestiti nella ricerca del proprio modello di essere. Mi sentivo pronto, quindi, alla grande prova. La  valle era stretta e le scimmie la dominavano in tutto il suo perimetro, avevo paura, sudavo, ero irrequieto e tutto mi appariva insormontabile. Il possesso mi incuteva paura, così l'altro vestito dei legami deboli, mi dovevo liberare ad ogni costo per vedere nel cielo il vero sole raggiante. Avevo deciso dopo varie ferite, di liberarmi di questi  vestito inutili, vestiti che sempre hanno intrecciato la capacità di andare avanti dritto per le strade dell'essere unico e solo, nel percorsso esistenziale che fa dell'uomo anima, comprendendo se stesso e attraverso se stesso, l'universo che lega come una crema dolce il tutto. Ero sicuro di farcela, sicuro come non mai, ci avevo provato varie volte ad attraversare la valle, ma sempre ero tornato indietro, un pò per paura, un pò, per essermi affezionato ai vecchi abiti naturali, ero tornato sempre indietro, indietro sia nel tempo che nello spazio, così facendo avevo capito che mi perdevo il divenire, il trasformarmi, l'essere altro dal pacchetto di nascita. Urlai forte sotto la grande quercia prima di inoltrarmi nella valle, piansi, gridai forte il mio nome fino a sembrare estraneo a me stesso. Poi, respirai  forte, mi tolsi la scimmia dalle spalle e camminai, non mi voltai indietro, sarei rimasto di sale in quella palude situata prima di ogni ingresso, prima di ogni accesso al divenire. Mi cinsi la testa con una benda nera e mai la tolsi attraversando la valle, ero pronto ad ogni scontro dentro e fuori di me, con tutti i fantasmi che urlavono dentro, nel cuore. Mi dovevo ad ogni costo liberare dal possesso e dalla proprietà dei legami che rendono l'uomo schiavo di altri mondi che nemmeno gli appartengono. Avvertivo paura, ma avanzai senza voltarmi indietro. Correvo forte per le strade polverose, non vedovo niente, ma a tratti un raggio di sole mi apriva l'oscura strada dell'essere e del divenire altro.  ***************************************                          Chiave di ingresso Scarto dentro ai miei pensieri le pietruzze lunari
che impediscono il percorso degli stessi
nell'oceano del tutto mare
tra anfratti di buio e alghe ballerine.
Scarto, setaccio l'acqua sporca
che rende i miei pensieri appannati senza luce e senza fiamma.
Li libero dalle scorie del sentire primitivo,
li pulisco dalla loro falsità,
poi analizzo la composizione della loro nascita
le immagine che producono,
i ritmi e le cadenze,
le pause e la sostanza.
In ultimo, comprendo bene il letto del fiume e i depositi dell'acqua che creano la sabbia.
Mi rammarico di questo... poi rido...
Paragono spesso questi depositi di sabbia
al motore della mia macchina
che ogni mattina sbuffa,
non gira a dovere,
così mi perdo nell'elica del motorino di avviamento.
Perdo spesso il perché del tutto,
perché che poi ritorna sull'asfalto autostradale
quando ascolto Frank Sinatra che mi conduce piano
al di là della porta d'ingresso del mio cuore,
dove tra vallate colorate scorrono chiari fiumi.  
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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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L'autore
Pasqui

La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver

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