La sconfitta
Che cosa distingue uno scrittore, un poeta, dagli altri uomini? La sconfitta.
Leopardi senza il suo fisico sgraziato, Proust senza la sua asma, Cé line senza lo stare in guerra dalla parte "sbagliata", Pirandello senza la malattia mentale della moglie, Pessoa senza il suo disagio esistenziale, cosa sarebbero diventati?
Coloro ai quali il successo arride sempre possono diventare uomini politici, capitani d'industria, giocatori di calcio, col rischio costante che, se perdono qualche importante partita della vita, possano trasformarsi, col tempo, nell'ombra di se stessi.
Sembra invece che qualche divinità dia alla gente che scrive la sconfitta soltanto come un pretesto per ricompensarla poi con un dono ben superiore al successo: la capacità di indagare dentro se stessi e di trovarvi tesori altrimenti per sempre celati.
Senza sconfitta, per ritornare ai cinque esempi precedenti, Leopardi sarebbe magari diventato un semplice possidente di campagna con l'hobby della lettura, Proust avrebbe continuato a fare la bella vita con qualche punta di originalità e di bizzarria (magari come un suo personaggio, il barone di Charlus), Cé line avrebbe scritto sì, ma apologetici e melensi romanzi per lodare lo sbarco in Normandia, Pirandello non avrebbe certo rivoluzionato il modo di fare teatro, e Pessoa si sarebbe forse sposato e avrebbe fatto il direttore di qualche giornale di Lisbona.
Anche noi, che ci dilettiamo a scrivere sui nostri fogli e, al massimo, a pubblicare qualcosa in un sito telematico, dobbiamo fare i conti con alcune sconfitte, che possono essere le insoddisfazioni sul lavoro o in famiglia, un lieve disturbo fisico, un amore mal corrisposto, l'incapacità di relazionarci senza problemi con gli altri, o qualche sogno non realizzato. Il nostro dio non è quello dei grandi, ma sa ugualmente ricompensarci in base alle nostre esigenze e al nostro valore, e dobbiamo comunque sempre ringraziarlo.
Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'
La bacheca del racconto
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Racconto che mi ha fatto riflettere... (Sergio Melchiorre)
Sublime intuizione che fa riflettere (Demetrio Amaddeo)
Commenti (3)
Aggiungo una mia immediata riflessione a quelle dell'amico socialfilosofo Terracciano. <br/> Se Dante (e parlo del massimo Poeta italiano) non fosse stato costretto, a causa del suo guelfismo politico, ad andare ramingo fuori dalla sua Firenze, avrebbe forse scritto, per lo meno, il canto dell'inferno, dove egli sfoga rabbia e dolore dettatagli dal suo amaro destino? <br/> Avrebbe certo scritto egualmente Poesie bellissime, magari sonetti per gli amici e per le sue donne, ma dove sarebbe venuta fuori la possanza delle sue terzine sull'inferno? <br/> Ha ragione Terracciano, dalla "sconfitta" (e ci sarebbero tanti esempi, oltre a questi, da riportare) nasce il successo, la mediocrità resta in una vita normale e tranquilla, che non offre rabbiosi spunti.
Je dois dire que ce récit m'a beaucoup intriguée, très profonde la réflexion et je n'ajoute plus rien de ce qu'a déjà dit Aspide. Combien de poètes et écrivains de la "défaite" est né le succès, c'est en la combattant avec leurs propres idées qu'ils en font des chefs- d’œuvre. Et quoi qu’on en pense, ne faisons- nous de même? Nous avons un atout dans la manche et c’est celui de la pensée qui nous aide à vivre et pourquoi pas, à révolutionner notre vie parfois si miséreuse de nouveauté,parsemée de songes enfreints et d’insatisfaction.
Ho iniziato a scrivere fino dall’infanzia e devo ammettere che la scrittura per me ha sempre svolto un ruolo terapeutico. <br/> L’incapacità di comunicare con gli altri, come scrive in modo egregio, lo scrittore, è il catalizzatore attraverso il quale l’individuo riesce ad esprimere emozioni e sensazioni celate nel suo cuore. <br/> Il racconto di Antonio Terraciano mi ha fatto riflettere sul ruolo dell’artista all’interno della società contemporanea e, a volte, sulla sua incapacità di adeguarsi alle regole comportamentali che la società stessa ci impone.

