56 lettori online · 355.923 poesie · 7.971 autori
La Piazza Entra Iscriviti
S Scrivere Poesie & Racconti
Pubblica
Home Racconti Erotismo e per adulti
Racconto per adulti. Se può turbare la tua sensibilità o se non hai compiuto 18 anni, ti consigliamo di non proseguire nella lettura.
Erotismo e per adulti 13 maggio 2012 · lettura 6 min · 4317 letture

La vera storia della Zingara che tagliò il pene al marito bigamo

Sergio Melchiorre 97 racconti pubblicati
+ Segui

Fu durante un pomeriggio afoso d'estate che "La Zingara"  arrivò ad Amardolce. Il vento di  scirocco   sibilava, lamentandosi  come un bambino che ha perso la strada di casa,  sollevando fastidiosi tourbillons  di polvere che disegnavano, nell’ aria surriscaldata dal sole, strane sagome di personaggi fantasmagorici.


Il paese era così deserto a quell’ora  da somigliare vagamente alla cittadina di San Miguel  del film di Sergio Leone «Per un pugno di dollari».


Gli amardolcesi che la videro  arrivare furono pochi e, a dire il vero, quelli che alzarono realmente lo sguardo verso la donna, appena scesa dall’ autobus delle ore 16. 00, furono  quattro - cinque.


Gli altri erano così concentrati a giocare a  Tresette, davanti al Bar Centrale, che nessuno al mondo avrebbe potuto attirare la loro attenzione, ma tutti quelli che la videro  quel pomeriggio  testimoniarono al processo, che si sarebbe celebrato due anni dopo, che La Zingara  avesse nel portamento qualcosa d’ inquietante.


Indossava una camicetta a fiori sbottonata che lasciava intravedere un seno abbondante, una lunga gonna a petits pois  che metteva in risalto una gravidanza giunta quasi al termine, un paio d’ infradito di gomma  e un foulard trasparente che le copriva il viso.


La zingara, come la chiamavano tutti al paese da quel giorno, dopo essere scesa dall’ autobus, si accarezzò dolcemente la pancia  come per accertarsi che il feto fosse ancora presente, dopo il lungo viaggio in corriera, e si avviò verso le case popolari antisismiche costruite subito dopo il terremoto sulla Majella del 1933 la cui intensità fu del IX grado della Scala Mercalli. 

 

Dopo essersi guardata attorno con circospezione, come se avesse perso l’ orientamento, si avvicinò a un passante e gli chiese: Dove si trova la casa di Maria Grazia Pettinato?”, con  tono accattivante.

 

Il sagrestano, che aveva appena fatto suonare le campane de “l’ une de nore” rispose quasi intimorito alla donna incinta: “Abita in quella casa rosa, dove si vede quella vasca con i pesci!”

 

La donna si avvicinò alla casa rosa, notò che la porta d’ ingresso era aperta, entrò nell’ appartamento immerso nel silenzio più profondo e, come se conoscesse alla perfezione la sua planimetrica, si recò direttamente in camera da letto, dove riposava una coppia seminuda. 

 

Giuliana era sdraiata sul fianco, con le braccia conserte sul ventre, mentre Antonio “era coricato sul letto disfatto come Cristo sulla croce”. 

 

Nell’ angolo della camera, c’ era una culla, dove dormiva beatamente un bambino. 

 

La Zingara,  dopo aver guardato l’ uomo sdraiato sul letto con disprezzo, decretò che egli non appartenesse al quel quadro vivente  dall’ ambiente, austero e povero, che lo ospitava e in preda ad una crisi di gelosia incontrollabile, si recò in cucina, come una sonnambula, aprì il tiretto del tavolo, afferrò un lungo coltello affilato come un rasoio e tornò in camera da letto, con gli occhi sinistramente torvi. 

 

Si avvicinò all’ uomo, che dormiva profondamente, gli afferrò il pene con la mano e lo evirò con un solo taglio. Prese il pene insanguinato nella mano sinistra, buttò il coltello insanguinato sul pavimento e uscì dalla camera senza proferire parola. 

 

Antonio urlò come un forsennato cercando di fermare la fuoriuscita di sangue che inondò le lenzuola in un batter d’ occhio, sotto lo sguardo attonito di Giuliana. 

 

La Zingara uscì precipitosamente dalla casa rosa, ma prima di allontanarsi dal luogo del delitto  buttò il membro tagliato nella vasca dove un folto branco di pesciolini nuotava svogliatamente nell’ acqua bollente. 

 

Ormai, non ti servirà più a niente, figlio di puttana!”, urlò come una forsennata la Zingara. 

 

I Carabinieri la trovarono inginocchiata davanti alla vasca mentre guardava i pesci intenti a divorare l’ inaspettato quanto succulento cibo. 

 

Lei si lasciò ammanettare senza opporre resistenza. 

 

L’unica frase che l’imputata continuava a ripetere in uno stato confusionario,  riferì il Maresciallo Nicola Rossi, quando fu chiamato a deporre sul banco dei testimoni”, fu la seguente: 

 

“ Non avrei dovuto sposarlo quel maledetto figlio di puttana!”. 

 

Dopo che il G. I.P., sentite le osservazioni del difensore d’ ufficio che chiedeva l’infermità mentale dell’ imputata, convalidò l’ arresto della Zingara che fu rinchiusa nelle carceri di Sulmona in attesa del processo. 

 

Il processo fu celebrato due anni dopo l’accaduto e la Zingara fu assolta dall’ accusa di tentato omicidio, ma fu condannata a cinque anni di detenzione per “ ferimento doloso” poiché “ l’atto insano fu commesso in un attimo di follia”.

 

Sei mesi dopo, ottenne gli arresti domiciliari, poi riacquistò la piena libertà poiché madre di tre figli minorenni. 

 

Antonio, il marito bigamo evirato, si costituì parte civile e ottenne, dopo una lunga e travagliata battaglia processuale, una lauta pensione per invalidità permanente. 

 

Ancora oggi ad Amardolce, dopo mezzo secolo da quel maledetto pomeriggio d’ estate, quando si alza lo scirocco, trovi ancora qualcuno che racconta “ la vera storia della Zingara che tagliò il pene al marito bigamo e lo buttò nella vasca dei pesci”. 

 

💬 1
🌐 Pubblicato con licenza Creative Commons: puoi condividerlo e ripubblicarlo citando l’autore e la fonte, senza modifiche e senza scopo commerciale.
I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
‹ Racconto precedente
Il misogino - seconda parte
Racconto successivo ›
Sogno di un incontro
‹ Precedente di Sergio Melchiorre: L'adultera
Successivo di Sergio Melchiorre: La vedova bianca
L'autore
Sergio Melchiorre
Tutti i racconti →

Commenti (1)

Accedi per lasciare un commento.Accedi
A
Antonio Terracciano13 maggio 2012

Il raccapricciante avvenimento narrato magistralmente dal Melchiorre mi ha fatto ricordare un episodio praticamente analogo avvanuto al centro di Napoli più o meno nello stesso periodo (verso la fine degli anni Sessanta): una donna evirò il suo amante quando seppe che costui voleva lasciarla per un'altra. In città (ero allora un giovanissimo studente dei primi anni di una scuola superiore del capoluogo campano) il giorno dopo non si parlava d'altro, e pochi giorni dopo uscì, come usava allora, una canzoncina comica sull'avvenimento che tutti ascoltavano divertendosi.