Ho Chiesto il Conto alla Vita... Mi Ha Negato il Saldo
Mi ha guardato in faccia e si è messa a ridere. Mi ha spiazzata. Mi ha restituito un pezzo di me. Lavato, profumato, tirato a lucido. Stentavo a riconoscerlo. Ho dovuto sgranare bene gli occhi per vederlo e ho visto. Non saprei dirvi la sua forma ma è qui, con me, di nuovo, presente. Ha il colore di un mattino, arancio d'alba e profumo di caffè. Ha il suono di un'orologio che ha ripreso la sua folle corsa, da troppo tempo fermo, appeso ad una parete impolverata. Ne ho cambiato la batteria. Ha ripreso a girare. Somiglia a quel calendario, appeso in cucina e fermo ad un capodanno passato ma non dimenticato, che di nuovo aveva solo il nome. Ne ho strappato il foglio. L'ho fatto respirare. Mi sono accorta che i fogli erano bianchi. Strano, mi ero abituata al giallo. Ha il sapore di una ciliegia fresca, raccolta dopo la pioggia, lavata e ammorbidita ma sempre gustosa.
L'ho trovata ad aspettarmi, a casa. Quella che chiamo casa mia e che lo sarà per sempre. C'è tanto spazio, tanto verde. Anche l'aria è diversa o la sento io così, non saprei. Ho sentito quel pezzo di me sfacciato. Mi precedeva. Agiva prima del pensiero. Mi ha restituito sensazioni da troppo dimenticate o scontate. Ha voluto regalarmi il gusto nuovo del ridere, di me e delle mie paure, il sapore di un bacio dato a mio padre su quella guancia rugosa ma bella, dura, indurita dal sole, dal lavoro, dalla vita. Un bacio che sa sempre di verità. Le uniche verità che finora ho conosciuto di un uomo. Fatte di silenzi, parole non dette ma che prendono la forma di quello che ho ricevuto, di quello che sono.
Scalpita quel pezzo di me, ora, e si placa nell'abbraccio di mia madre, a cui adesso do ragione quando mi dice che di lei posso fidarmi e che mi vuole bene. Quelle parole hanno un senso, vero e forte. Rifletto un pochino, penso. Sono cose che ho sempre avuto, non sono nuove. Le sto solo "guardando" e "sentendo". Come quando mio nipote, 6 anni, mi chiede, chiamandomi zia, "chi" mi ha fatto piangere. Non mi chiede mai perchè piango. È l'amore che vede e non che guarda soltanto. E quel pezzo di me fa un balzo, un salto sino alla gola, pronto a esplodere in lacrime che ora non fermo più perchè hanno un buon sapore.
Tutto qui. Vuole questo, ogni tanto, quel pezzo di me. Esplodere e sfogarsi, urlarmi che esiste, farsi sentire e chiedermi il conto. È l'unico padrone che ho, l'unico a cui devo rispetto, l'unico che mi può ridare indietro mille avendo solo cento, l'unico che devo ascoltare veramente e da cui mi devo lasciar guidare. Mi riporta sempre indietro, al punto zero come dico io. Quel punto che non è una partenza ma una tappa. Sostituisce la vecchia, sbagliata o giusta che sia. Una fetta di vita che vuole il suo tempo. Si ferma lì e mi lascia solo un'eredità. Frutti amari o dolci, dipende. Li assaggerò ancora. Magari possono cambiare sapore. Vedremo.
Devo andare. Arriva sempre un'ora per andare. Guardo la macchina. Oddio!!! È piena di ragnatele. Me ne accorgo ora. Ma da quanto sono li? Non lo so, non me n'ero accorta. Dovrò lavarla. Parto. Torno indietro. O meglio ritorno qui, al mio posto. Non l'ho scelto. La vita ha scelto per me. Me l'ha dato in uso e forse non lo sto consumando. È questo il punto, senz'altro. Dovrei usare quello che ho, consumarlo all'osso, prenderne tutta l'essenza, sfruttarlo, domarlo, spremerlo, portargli via fino all'ultima goccia di tempo, di spazio. Qualunque sapore esso abbia è mio. Glielo devo. Lo devo a me, alla vita, a quel pezzo di me lavato, profumato e tirato a specchio.
Sono arrivata. Apro la porta. Entro. Mi guardo in giro. Sento il tichettio dell'orologio. Guardo il calendario. Ha la pagina giusta, ora. Mi preparo un caffè. Accendo la radio. Apro le finestre. È quasi il tramonto. Arriva la brezza del mare, riempie l'aria. Riaddrizzo un quadro. Il caffè è pronto. Il suo profumo si mescola all'aria. Non mi è nuovo ma lo sento. Squilla il telefono. Mi siedo e rispondo. "Sei arrivata? Tutto bene?" "Sì, tutto bene. Bevo un caffè." Buono, ci voleva. Devo stendere. Passo dal bagno. Mi giro verso lo specchio. Mi guardo. Mi vedo. Ci sono. Mi sorrido. Mi rispondo. "Sono a casa. Siamo a casa. Io e te, il mio pezzo di me, lavato, profumato, tirato a lucido. Non sono sola. Ho la mia Anima.
Commenti (1)
Un frammento delizioso del tuo sensibile animo che coglie l'imponderabile!!
