Benedetta perfezione
Benedetta anche ai gatti dava il pesce, di Venerdì.
Indossava il "velino", quando andava a Messa, calze e golfino sotto il sole d'Agosto e non sudava. La corona del Rosario s'impigliava nei mezzi guanti della mamma, perciò li smise. Nella borsetta, un fazzoletto di lino per rimuovere i microbi dopo che le stringevano la mano, solo i polpastrelli di quattro dita, però.
E profumava d'incenso e gelsomino.
Inamidava le tovaglie per l'altare e tutti gli anni, a Maggio, coglieva le rose dal suo giardino, per la festa di santa Rita. Essiccate, le conservava nel cassetto del comò.
Casa e chiesa, un percorso a capo chino senza deviazioni, mai. E cantava, con voce intonata, tutto il repertorio liturgico senza sbagliare i dittonghi in latino. Paziente e tollerante anche quando nel solenne
" Pange Lingua " l'"abultroque" della vicina le faceva dilatare le narici.
Precisa, ordinata, metodica: perfetta credente e cittadina. Esemplare.
Viveva con un'anziana zia materna e l'accudiva con rispettoso zelo. La sua casa era uno specchio: linda, ordinata e mai un oggetto fuori posto. Anche la cuccia del gatto, nel giardino curatissimo, non mostrava la presenza di peli.
Inarrivabile perfezione.
E gli uomini li guardava all'altezza della cravatta, a distanza. Troppo diversi e misteriosi.
Un giorno piovoso d'Aprile, un centimetro in più nei tacchi, inciampò e cadde.
Qualcuno la sollevò, premurosamente. Braccia muscolose ma delicate. Strane. Piacevoli. Calde.
Alzò lo sguardo per ringraziare e fu un percorso lento, lungo l'altezza di un uomo senza cravatta.
Non esiste la perfezione.
La bacheca del racconto
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Molto, molto carino! (Ercole De Angelis)
Anzi, a pensarci bene, delizioso. (Ercole De Angelis)
Il pesce ai gatti di venerdì è una chicca! (Gabriele Zebelloni)
Intrigante davvero! Complimenti (Giomiri)
Commenti (3)
Conciso e riuscito racconto che mi ha fatto immediatamente ricordare la "Barbara song" di Brecht e Weill: una ragazza freddissima con gli uomini, perché "non si deve andare troppo in là", dopo avere rifiutato "ottimi" partiti in "giacca e cravatta" si imbatte improvvisamente in un uomo poco "comme il faut" e si lascia andare, perché, tanto, "più di quello non può accader" .
Forse è una considerazione banale, ma a volte la prima cosa che si pensa è la più reale. <br/> Credo, forse mi sbaglio, che il nome della protagonista non sia casuale... durante la lettura mi chiedevo "benedetta benedetta, ma in che modo?" Leggenfo l'epilogo, ne ho ricevuto risposta. La chiusura totale, anche solamente mentale, al tema della fisicità, del contatto fisico, o di una semplice sensazione, non è mai salutare. Forse rompere quel guscio, ammettere il bisogno normale che ognuno di noi ha, è stata davvero una benedizione. <br/> Complimenti, molto bello il racconto.
Una bella narrazione nell'equilibrio magico dei dettagli.
Si analizza un certo "perfettismo" educativo attraverso profumi, consuetudini, e risoluzioni di problematiche somatizzate, evidenziando, in gentile ironia nella morale dell'epilogo, la "benedetta perfezione" dell'imperfezione.
Complimenti meritati Lia