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Fantasy 19 ottobre 2014 · lettura 3 min · 2106 letture

L'afa

L
Lia 9 racconti pubblicati
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Sera di un'estate interminabile. Afa da accasciare il respiro.

Seduta davanti alla finestra, R. osservava i vapori dell'asfalto infuocato. Rari, i passanti che camminavano distratti. Anche una cane senza il guinzaglio procedeva lentamente e con la lingua penzoloni.

In un vicolo strettissimo, con un arco che univa due palazzi, un vecchio clochard seduto per terra, beveva avidamente da una bottiglia scura. Finì presto: stizzito, buttò lontano il vuoto che un pedone schivò, destramente. Un rigagnolo scorreva lungo la stradina e bagnava i piedi scalzi del vecchio: un sollievo momentaneo per le povere dita rattrappite.

E l'afa non si attenuava.

Una doccia fredda, ecco. R. si spogliò e rimase a lungo sotto il flusso rigenerante.

Indossò un largo e fresco camicione di lino e si avvicinò, di nuovo, alla finestra accostata.

Scenario immutato: pochi i passanti, il cane si era allontanato ed il vecchio, appoggiato ad un muro del vicolo, si era assopito.

Anche lei si sdraiò su una comoda poltrona e chiuse gli occhi.

Il sole era già tramontato, quando si svegliò. Si affacciò: nessuno percorreva la strada, il cane era sparito ed il barbone continuava a dormire; lo guardò e provò pena e rispetto.

Si voltò per rientrare ma qualcosa la fece tornare indietro: che cosa mai poteva essere quella improbabile nebbia viola che avvolgeva il vecchio clochard? Fissò la foschia roteare piano su stessa e poi, vorticosamente, salire e sparire nell'oscurità.

Scosse il capo: l'afa gioca strani scherzi, pensò.

Guardò nel vicolo: il barbone era scomparso. Un brivido le attraversò il corpo accaldato. Chiuse gli occhi, deglutì con difficoltà e decise di andare a verificare da vicino.

Volò sui gradini delle scale, uscì e raggiunse velocemente la stradina.

Vuota, era vuota.

Si guardò furtivamente intorno ma non vide nessuno.

Ritornò di corsa a casa, chiuse la porta a doppia mandata e si buttò, ansante, sul letto.

Ripensò a lungo al fenomeno ma non trovò una spiegazione logica: quale legge sconosciuta poteva promuovere una simile manifestazione?

Prevalse la stanchezza e si addormentò.

Si svegliò, la mattina, raggomitolata su se stessa. Si alzò con un vago senso di stordimento: perché?

Andò alla finestra, la socchiuse e guardò fuori: pochi passanti, un cane senza il guinzaglio ed un vecchio barbone che iniziava già a bere.

E tanta, tanta afa!

Che strano: come mai il clochard la guardava in modo curioso e le strizzava l'occhio?

 

 

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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
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Bello e enigmatico , l'afa fa brutti scherzi.. (Annamaria Gennaioli)

sembra un po' Hitchcockiana...oppebbacco! (Francesco Falconetti)

Molto bello questo racconto, cattura il lettore! (Franco Scarpa)

Commenti (2)

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rosanna gazzaniga9 marzo 2015

Chissà perché anche non volendolo, siamo sempre in attesa di conferme su ciò che sfugge alla nostra comprensione... Un racconto molto coinvolgente, complimenti.

estro non diede beltà11 gennaio 2016

Mi è passato per la mente, leggendo l tuo racconto, che sei tu il barbone che ogni notte scompare nei tuoi sogni fantastici e il giorno, dopo, ritorni alla vita (di mer...) di sempre. Forse ho esagerato, un abbraccio forte e grazie perché sei l'unica che ha letto tutte le mie poesie. Spesso con le mie analisi psicologiche c'azzecco! Benedetto