Il primo giorno del nuovo anno che non va (prima parte)
Perdono, inteso come disperazione e poi ricongiunzione, ricostruzione, avvicinamento a se stesso e a Dio. Continuava a fumare sigarette sperdendosi nel fumo denso della tristezza. Nulla, lo consolava. Provava, riprovava come sempre aveva fatto nei momenti difficili per rimanere a galla sulla zattera della vita e per non cadere nel fondo del pozzo buio dove non ci sono candele. Provava a consolarsi con il suo trascorso di vita vissuta, in particolare, ricordava quand'era piccolo e giocava con i tappi di bottiglia dai più svariati colori, poche cose possedeva in quel tempo infantile passato, ma reali, magiche. Niente, non funzionava il rito del tornare bambino. Una smania, un’ irrequietezza assoluta lo avvolgeva nelle sue pene. Tutto appariva contro di lui come non avesse scampo a tale giorno e a tale momento che avnzava come un nemico munito di lancia lunga. Uscì dalla sua casa, passeggiò per l’ intero giorno sotto una pioggia fitta che si abbateva sul litoraneo partenopeo, osservò le onde che s’infrangevano sugli scogli, voleva essere onda e mare, sole e pioggia. Voleva essere tutto, tranne quello che era in quel preciso momento. Si odiava come mai si aveva odiato, era infelice e rotto nell'anima. Gli era volato via il suo aquilone preferito,
quello dai vivaci colori e sempre allegro, non lo aveva tenuto abbastanza stretto tra le mani, e si sa, il vento della vita fa di questi scherzi quando soffia violentemente, bisogna stare attenti, tenere stretta la presa, con le mani del cuore accarezzarlo tenendolo stretto al petto. Ora, con uno sguardo triste osservava l'aquilone volare via piangendo, l'uccello del vento nel frattempo saliva su nel cielo mesto, lontano da lui, dal suo cuore e dal suo grembo. Si arrampicava tra nuvole di colore grigio con poca panna dentro, presto, sarebbe scomparso alla vista acuta di Luca. Certo, che ogni lascito è una morte, certo, che ogni lascito è un’ occasione di una parte di vita fallita. Per fortuna si ricordò che aveva la sua musica, il jazz … A sera tardi, dopo varie traversie, ritornò nella sua vuota casa, si sedette sul suo divano preferito, quello di pelle, di colore marrone come i tronchi degli alberi in primavere, si mise la cuffia alle orecchie per ascoltare musica, poi, prese un libro dallo scaffale, precisamente quello di William Burroughs : " Il biglietto che è esploso " leggendolo, mentre con il dito della mente seguiva il rigo , scomparve, svanì improvvisamente tra il fumo delle sigarette che fumava, e un calice bianco colmo di vino. Dove se ne andò, nessuno mai venne a saperlo. Rimasero solo cicche di sigarette sparse sul pavimento della casa, e un pezzo di carta con una poesia scritta con la punta ferrea di una matita, intitolata: " Rumore. " La radio nel frattempo, ad alto volume continuava a suonare jazz.
La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver
La bacheca del racconto
Le sensazioni lasciate dai lettori.
L'autore del commento è Lorenzo Crocetti (Lorenzo Grazzini)
L'autore del commento è Lorenzo Crocetti (Lorenzo Grazzini)
Ho apprezzato tanto questo breve vracconto. AUGURI (Sara Acireale)
Commenti (2)
Qualcuno mi ha insegnato quanto sia important imparare a stare bene con se stessi, godere di ogni momento, coccolare ogni attimo di vita, affinché quando voli via non debba dire "se avessi". Molte volte i ricordi sono i nostri migliori amici in attesa che l'aquilone di questo bel racconto ritorni al suo porto. Piaciuto e intenso.
Indubbiamente un primo giorno dell'anno di grande intensità di durata se si compie attraverso racconti ripetuti per ben dieci volte. Il che fa diventare la prima giornata dell'anno un po' noiosa...


