Ed ora a chi lo racconto?
Eravamo a Carnevale alla fine degli anni ’ 40, a casa c’ era sempre un grande via vai di gente. Mia madre (Anita) aveva comprato una grande quantità di estratti e di alcool che, con l’ aiuto di mio padre (Leo) mixava quegli intrugli dai vari colori per farne liquori. Quella sera c’ erano tutti i Bonini, habitué di casa nostra ed altri amici vicini di casa. Ricordo coriandoli, stelle filanti, cotillons, il giradischi a tutto volume e tutti quanti a serpentone fare il treno, Elena era la locomotiva, io ero il fanalino di coda; le bottiglie di liquore fatto in casa, mezze vuote e tutti “ ululavano” a squarciagola! Ad un tratto Enzo si staccò da quella catena umana e cadde a terra svenuto. Non ho mai capito se lo fece per farsi coccolare dalle donne, allora giovani ed avvenenti, o perché aveva trangugiato troppe di quelle schifezze molto alcoliche. Ad ogni buon conto, Leo lo caricò di peso sulla prima sedia a tiro e mentre le donne cercavano, invano, di rianimarlo con carezze e piccoli spruzzi d’ acqua, Leo tornò con del cotone imbevuto a dovere di ammoniaca e glielo impiastricciò sul naso. Enzo diede immediatamente segni di vita con una smorfia di disgusto per l’ odore intenso e insopportabile e mentre tutti guardavano attoniti, mio padre, con un sorrisetto sardonico, disse in dialetto: “ Us’arciapa, Us'arciapa!”, (si riprende, si riprende!), tenendogli quell’ impacco ben fermo sulle narici. Enzo si rialzò di scatto e tutto tornò come prima: un baccano infernale fino alle tre del mattino. Per me, che solitamente andavo a letto alle nove, era tardissimo ma intanto io non andavo ancora a scuola e potevo dormire finché mi pareva. Ma dopo sessanta anni e più, ora a chi lo racconto?
Sono orso e socievole, allegro ed ombroso, romantico e cinico. Nella vita non si ama una volta sola ed ho una speciale vocazione per l’amore platonico. Cerco ancora la donna del sogno ma l’aspetto senza uscire di casa. Inizialmente, scrivevo solo per amore, oggi lo faccio per ammazzare il tempo, sperando di prendere
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