Il Vesuvio
La nera montagna si è vestita di bianco, ha indossato stamane la candita veste fatta di neve. Sorride il golfo freddo.
Soffia vento come un mulinello.
Avanzano dal mare verso la terra ferma mille destrieri bianchi: " Onde"
Effervescenti i corpi, gli zoccoli di sale, la criniera schiumosa. Come eserciti sospinti dal vento, schiumeggianti, s’ infrangono arrabbiati sulle pietre bianche che da muro fanno all’ assalto del territorio. Lontano, come piccoli fazzoletti soffiati dal vento si muovono le vele nel golfo, piange il tempo, grigio diventa. Volano in quest’ atmosfera mille pensieri e cento quarantatre immagini esalano verso il Vesuvio. Si aggrappano, scalano la cima, scrutano come principianti marinai il mare, aguzzano la vista a tale naturale meraviglia. Bianca la cima della nostra terra e Patria, fumante e fertile in tempi antichi, dai campi flegrei ancora la caldera emane fumo, evapora lo zolfo, dipinge di giallo ogni pietra. Muove nel sottoterra la madre di ogni terra o fuoco eterno. E’ la mia terra, come un dipinto vi presento. Di tufo è il castello, che come sentinella i piedi della montagna protegge. Mille luci di fuoco intermittenti ballano, brillano, coronano la terra. Come una madre affettuosa allarga le braccia la nera montagna di fuoco, accoglie tutti noi nel grembo, tra porticcioli antichi e coste frastagliate. E’ uno spettacolo nell’ospettacolo.
Di Plinio son geloso, dal suo vascello vide per primo, la vera lingua di fuoco di codesta madre, che spettacolo diede della sua forza di fuoco. Pompei, in uno scrigno di cenere venne sepolta, ed oggi gelosa si mostra. Un colletto bianco di neve, stamane cinge la vetta,
e, dalla bocca l’alito del fuoco fuoriesce fumante.
Nera sentinella del golfo.
Vetta che abbraccia l’intero mare
nutrendo di metalli i suoi fondali.
Icona di una città spenta,
icona di una città dormiente.
Montagna nera di terra fertile
dai colori vivaci.
Simbolo di seno prolifero
di una città avida.
Simbolo del male e del bene
di distruzioni e di silenzi prigionieri
di immagini su cartoline.
Vesuvius, o montagna fumante.
e, dalla bocca l’alito del fuoco fuoriesce fumante.
Nera sentinella del golfo.
Vetta che abbraccia l’intero mare
nutrendo di metalli i suoi fondali.
Icona di una città spenta,
icona di una città dormiente.
Montagna nera di terra fertile
dai colori vivaci.
Simbolo di seno prolifero
di una città avida.
Simbolo del male e del bene
di distruzioni e di silenzi prigionieri
di immagini su cartoline.
Vesuvius, o montagna fumante.
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I fatti e i personaggi narrati in questo racconto sono frutto di fantasia: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
L'autore
Pasqui
La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver
Commenti (1)
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EmiliaGuerra11 febbraio 2013
è sempre un piacere leggere qualcosa sulla bella Napoli, bellissima storia m che prende forma di poesia, complimenti! SENTO TANTA NOSTALGIA!

